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Diario


2 maggio 2006

Don Pasta su Left per la Baia dei Turchi

anche donpasta.selecter, dj salentino, otrantino trapiantato a roma, autore del libro "food sound system", vuole dare il suo personale contributo alla nostra battaglia. ci invia questo articolo che ha scritto per il prossimo numero della rivista "Left", che uscirà nelle edicole venerdì 5 maggio. potrete leggere l'articolo sul nostro blog, su left, sul sito di donpasta http://www.donpasta.com/dinamic/blog.


Spiaggia di cemento, sartù di riso e Waldemar Bastos

A volte angosciato mi domando cosa significhi dare valore ad un luogo.
Guardo Otranto di profilo. Ne osservo le curve bianche, la cattedrale imponente. La percorro senza fretta. Ogni passo si trascina una storia, un movimento, un ricordo.
Maggio è tempo di primi bagni, l’acqua ancora fresca ed un silenzio che fa da eco al posarsi tenue del mare sulla battigia. A piedi costeggio il mare, verso nord.
Entro nella Baia dei Turchi, paradiso caraibico tutelato per secoli dagli scempi. La costa è integra per buona parte, il cemento è poca cosa. Altri luoghi del Salento sono terra di conquista di seconde case e residence pensati come alveari di vacanze a schiera. Qui no. Per intuizione di amministratori saggi e orgogli collettivi, questo paese comprese che un luogo prende valore tanto più non se ne sperperino le sue ricchezze.
Un bagno nell’acqua di cristallo, in una baia selvaggia nascosta da una macchia ostica, è un patrimonio che non ha prezzo.
Sono cresciuto in un luogo dove la conoscenza passava per sottrazione, imparando ad amare e rispettare la terra nuda che accoglieva i miei passi incerti di bimbo e poi adolescente.
Capisco ora che era un arbitrio, una chiara e lungimirante scelta politica quello di preservare la bellezza di un luogo, garantirne l’accesso a chiunque lo volesse.
Sulla spiaggia vedo lavori in corso e provo un sentimento di profonda inquietitudine. Pare vogliano far diventare questo paradiso appannaggio di pochi, che godono a beneficiare privatamente di un luogo come segno di potere, che si porta dietro la privazione di una libertà colletiva.
Ascolto affranto Waldemar Bastos, che lacrima parole in un canto dolce dal sapore amaro.
“O meu sufrimiento, la nostra terra sta morendo”. Penso allora con scoramento a tutte le nuove generazioni che non avranno più in seno quella intima e profonda conoscenza della libertà, data dallo scorrazzare per spiaggie e campagne, senza un cartello che indichi un divieto d’accesso a te e la tua bicicletta.
Sento violati i ricordi dei miei anni giovani, quando per tuffarmi nel mare più bello di Otranto entravo nella macchia, accolto da un concerto di cicale e sulla destra da grandi tavolate di famiglie intere con il loro sartù di riso, il vino e le angurie. Le loro buste di platica abbandonate, che tanto aberravo, erano piccole disaccortezze senza secondi fini, rispetto a questi distruttori
di una natura incontaminata per secoli.
In quanto otrantino e cittadino del mondo, denuncerò il barbaro che deturpa questa spiaggia e l’amministratore che permette e tollera. Con ogni mezzo necessario.

Don Pasta




permalink | inviato da il 2/5/2006 alle 15:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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scriveteci e mandate le vostre foto su

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La Baia dei Turchi è stata inserita nel 2007 e nel 2008 dal Fondo per l'Ambiente Italiano tra i 100 luoghi da salvare


***

La Baia dei Turchi, poco a nord di Otranto, è una delle poche spiagge del Salento ancora incontaminate. È una piccola insenatura di sabbia finissima, circondata da una parete di roccia calcarea, che una fascia di pineta e macchia mediterranea ha protetto per anni dall'invasione del turismo di massa. Per arrivarci è necessario inoltrarsi a piedi nelle pinete, immersi nella natura e nel fragore del canto estivo delle cicale.

L’acqua è cristallina, ed i venti di tramontana regalano un cielo di un blu intenso, e spesso consentono di vedere i monti della vicina Albania.

La Baia dei Turchi è un luogo al quale sono affezionate tantissime persone, salentine e non, che vengono qui da anni ad approfittare di questa spiaggia incontaminata, rispettando profondamente il luogo ed il diritto delle altre persone a venire ed a trovare la spiaggia sempre libera e pulita.

In questa spiaggia, per anni, chiunque sia venuto ha avuto la libertà di passare qualche ora in un luogo splendido, senza balli di gruppo, senza bar, senza moto d’acqua, senza ombrelloni a pagamento, senza sdraio private aperte (anche se vuote), senza recinti. Chi vuole tutto questo, lo trova appena 500 metri più a nord, dove inizia la spiaggia più ampia del Salento colpevolmente trattata come inutile imitazione della riviera romagnola.

Sulla Baia si gioca liberamente a pallone, si suonano chitarre, si corre e ci si diverte, e questa libertà non è limitata da cartelli minacciosi o da pretese di turisti isterici, ma solo dalla responsabilità e dal rispetto delle persone.

E' un luogo che chi frequenta da anni ama come se fosse proprio: prima di andare via, quando il sole cala dietro le rocce, si pulisce la spiaggia, si raccolgono le cicche, si spiega ai turisti che vanno via che qui nessuno è pagato per pulire tutti i giorni, ma serve l'impegno e il rispetto di tutti.

La Baia è un posto dove da sempre ci si sente parte di una comunità, una comunità civile, tollerante, ospitale. E' uno dei luoghi-simbolo che fanno la storia di un territorio e delle persone che lo abitano, o che ci passano anche solo per pochi giorni.

Una delle calette è stata già da qualche anno data in concessione a privati con ombrelloni e sdraio a pagamento. Gli ombrelloni e le sdraio vengono rimossi a fine stagione, ma durante l’estate moltissimo spazio è tolto alle persone, anche quando gli ombrelloni dello stabilimento sono vuoti.

Sulla caletta a nord è stato dato inizio alla costruzione di una nuova struttura. La protesta della gente a difesa della Baia e della propria libertà di usufruire della spiaggia ha portato a numerose iniziative ed all’apertura di questo blog.

Non siamo contro lo sviluppo economico del Salento, né contro la libera imprenditoria. Crediamo però che l’una e l’altra cosa vadano fatte nel rispetto assoluto dell’ambiente. La costa otrantina, ed in particolare la zona protetta dei Laghi Alimini, hanno dato già tanto alle esigenze del turismo, al costo di pinete ridotte e spiagge recintate, e non sono in grado di sopportare ulteriori concessioni.

Siamo per la valorizzazione del nostro territorio, non per il suo sfruttamento.

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