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Diario


5 maggio 2006

da PAESE NUOVO


Riportiamo due pezzi comparsi oggi su PAESE NUOVO, che dedica la maxifoto di prima pagina alla giovane imprenditrice Diana De Nicola.
A questi articoli si riferisce Piero Maruccia nel post precedente.


QUANTE NUVOLE SULLA BAIA DEI TURCHI

 

A un certo punto il nastro bicolore legato a due pini maestosi impedisce il passaggio e la strada sterrata bisogna farla a piedi. Alle spalle la macchia. Davanti, basta oltrepassare i pochi metri sotto sequestro, una baia che dire un paradiso è dire poco. Ai piedi di quei due alberi un cumulo di rifiuti, residuo non degradabile di qualche scampagnata. Gli stessi che fanno esclamare a un ex amministratore di Otranto: “Sono lì da due anni, non fanno più notizia”. Fanno notizia, invece, eccome, quei pali e quelle assi di legno in un angolo della Baia dei Turchi, mentre intorno agli ottanta metri quadri della pedana, dove dovrebbe essere sistemata la veranda, il bar, i servizi, i serbatoi d’acqua, e  ai due piccoli accessi in legno, uno per i portatori di handicap, uno per i normodotati, il piccolo manipolo di operai continua a lavorare. Non una goccia di cemento, non uno spillo sulle rocce, tantomeno un chiodo, non un varco nella macchia, solo qualche mattone forato sulla sabbia per rafforzare la struttura, e legno. Amovibile in poco tempo anche se proprio le recenti indicazioni regionali volte a favorire la destagionalizzazione in realtà consentirebbero ai titolari di concessione di evitare lo smantellamento. Diana De Nicola si guarda intorno, “Sapesse quanti rifiuti abbiamo trovato. Prima di iniziare a lavorare per realizzare lo stabilimento balneare abbiamo pulito tutta la spiaggia. Distruggere? E chi vuole distruggere. Se lo immagini, mi piacerebbe discutere proprio con gli ambientalisti, una delle soluzioni che abbiamo ipotizzato per la veranda, intorno al chioschetto, l’abbiamo ricavata da un sito di Legambiente. Oggi mi hanno risposto anche dal blog. Dicono che non ce l’hanno con noi. Che è una questione di principio”.

Questa è una storia a più facce. E la questione di principio dei blog è solo un lato del prisma. C’è per esempio una parabola amministrativa, con l’adozione del Piano Coste redatto dal Comune di Otranto nel corso della seduta del Consiglio comunale il 17 febbraio 2005, e nella stessa occasione, oggetto “Disciplina delle aree demaniali marittime. Norme integrative in variante al prg vigente”, l’approvazione delle Norme tecniche di attuazione con modifica. Come recita il verbale del Consiglio, quella proposta era stata avanzata dal sindaco Francesco Bruni, dopo l’evidente sollecitazione del consigliere Abatepassero. Dice dunque il sindaco: “Le norme tecniche di attuazione vengono approvate con la modifica a pagina 12, dove viene aggiunta l’area LA/1.4-La/1.5 e per quanto riguarda la tavola P3 va esclusa la dicitura “SB11” nella tavola P3.12”. Il sindaco propone, il consiglio vota. Unanimità. Fu così, dunque, che il 17 febbraio 2005 il Comune di Otranto, il suo sindaco, i suoi assessori, i suoi consiglieri, decisero all’unanimità e con immediata eseguibilità che nella Baia dei Turchi si potessero rilasciare concessioni demaniali e insediare strutture ricettive L.R. 11/99, vale a dire stabilimenti balneari. La ragione della variante è presto detta e la fornisce, in consiglio comunale, proprio il consigliere Abatepassero: “Sindaco, è necessaria questa variante che inserisce le norme di salvaguardia al Piano. Come ha detto lei poc’anzi, gli appetiti degli imprenditori sono tali e tanti che senz’altro domani mattina si potrebbe scatenare il putiferio per quanto riguarda l’acquisizione di quelle aree. Per tanto, visto che l’avevo proposta in quella sede, ritengo che sia opportuna l’approvazione di questa variante al Prg, con la preghiera di procedere rapidamente alla pubblicazione del manifesto, non aspettiamo sei mesi altrimenti saremo pieni di ricorsi e quant’altro”.

A Diana De Nicola, imprenditrice di Castrignano dei Greci, la Regione rilascia la concessione demaniale marittima per occupare parte di quella Baia, proprio quella ricadente nell’area LA/1.5, il 19 aprile 2005. Ottenuta la concessione, il passo successivo è la domanda al Comune di Otranto di “permesso a costruire” per la realizzazione di uno stabilimento balneare a struttura removibile leggera, permesso accordato, visti tutti i pareri favorevoli di competenza e in base alla documentazione presentata, il 17 agosto 2005 (permesso di costruire n. 133/2005). Ma ormai la stagione è alla fine, dunque meglio pensare al 2006. La Regione rinnova la concessione, in data 22 marzo 2006, il Comune rinnova il permesso, in data 3 aprile 2006, mentre solo qualche mese prima, il 2 settembre 2005, l’assessorato all’Ecologia della Regione Puglia aveva espresso una valutazione di incidenza favorevole alla realizzazione dello stabilimento balneare subordinata a precise prescrizioni. Allo stato, nessuna di quelle prescrizioni pare essere stata violata, e la Guardia Forestale, intervenendo, ha sequestrato, tra macchia e rocce, qualcosa come tre metri quadrati di sterrato e macchia, e parte del tratturo. Tra cielo e mare, con il sottile vento che increspa le onde, in questo pezzo di paradiso che Fernando Ozpeteck ha ribattezzato “i Caraibi del Salento”, su questa spiaggia dove d’estate ci arrivano i camperisti del campeggio alle spalle, ma anche moltissimi turisti, dove a sinistra pare siano stati realizzati un tempo 3mila 500 metri quadrati coperti abusivi, e a destra d’estate compare uno stabilimento balneare a quanto pare privo, fino allo scorso anno, di servizi igienici e acqua, il vento non scompiglia solo i capelli, porta molte domande. E più di un dubbio.

Baia dei Turchi-Litoranea Alimini-Otranto. Davanti a quei due nastri della Forestale Mario De Nicola carica le assi, poi le porta su una carrioletta fino alla sabbia. Ancora non sa che nel pomeriggio di oggi a Otranto in Consiglio comunale si discuterà di concessioni demaniali e dunque del caso. “Avete sbancato tutto, dicono”. Si guarda intorno. Uno sguardo limpido. Un passato denso. Emigrante, fotografo, militante da sempre del Partito comunista, organizzatore di treni carichi di emigranti in vista delle elezioni o dei referendum negli anni ‘70, quando loro scendevano dai treni e nel piazzale della Stazione era un tripudio di bandiere rosse, artigiano della Cna, poi imprenditore tessile iscritto all’Api, faconista di qualità per marchi del nord.

L’impresa è passata alla figlia, altro sguardo limpido, altra voce diretta. Ventinove anni, e il desiderio-sfida di un progetto turistico. Loro, di Castrignano dei Greci, a Otranto non conoscono nessuno, non sono di casa tranne che per il vai e vieni negli ultimi anni necessario a ottenere i permessi. C’entra il fatto che non sono di Otranto? Non lo sanno, credono e sperano di no, ovviamente l’ultima cosa di cui hanno bisogno è farsi dei nemici, eppure basta una passeggiata nella cittadina idruntina per capire che su quel pezzo di baia qualcun altro nutriva progetti, forse simili, forse più ambiziosi. Un consigliere è arrivato perfino a sbottonarsi: ma quella variante è stata fatta per creare occupazione giovanile. Avere 30 a Castrignano è forse diverso che averli a Otranto? Ieri mattina lei, che su quegli 80 metri quadri di veranda sperava di farci arrivare i giornali e realizzare così un vero e proprio angolo lettura, organizzare dibattiti, coinvolgere Legambiente, che aveva immaginato, poco lontano, anche lo spazio dell’ombra, che non ha voluto un grammo di cemento, pochi ombrelloni, circa settanta, e che adesso dice, “se non vogliono gli ombrelloni almeno mi lasciassero il chiosco”, che per quest’investimento ha ricevuto anche il placet di Sviluppo Italia e un contributo relativo, che a lavoro finito immagina un investimento complessivo di 200 mila euro, ecco lei tutto questo can can proprio non se l’aspettava. E continua a dire: “Ma io non voglio distruggere niente. Perché bisogna dire che abbiamo distrutto la macchia, se non è vero? Ieri mattina abbiamo portato tutta la documentazione alla Capitaneria di Porto. Ci è mancato poco che si congratulassero. Ma lei lo sa come hanno scempiato questa costa? Io non discuto il diritto delle persone alle spiagge libere. Solo faccio rilevare che questo tratto è stato il comune di Otranto a dichiararlo cedibile. Noi che c’entriamo?”. Parla seduta su uno degli scalini che permettono di arrivare dalle rocce al mare. Tutto legno, nessun puntello verso le rocce, nessuna ombra di disboscamento, di morfologia del terreno modificata, di nuovi varchi tra le dune se non, appunto, quei metri quadri che avrebbe potuto fare anche un bambino camminando con un cane. E che forse adesso saranno l’esca giusta per revocare la concessione, mentre magari a caso concluso, altri ombrelloni potrebbero arrivare.“Sa una cosa? In questi giorni di primo sole un sacco di gente è venuta a passeggiare qui. Come prima domanda hanno chiesto se ci fossero anche i servizi. Abbiamo detto di sì, naturalmente, acqua e bagni sono le due prime cose cui abbiamo pensato. Ci hanno ringraziato, e hanno detto: meno male. Allora, mi dica lei: non è anche questo avere cura dei luoghi, e volerli proteggere?”.


CARLA PETRACHI 




 

corsivo: E QUALCHE DUBBIO

 

In redazione litighiamo spesso. Se fosse per chi scrive, il Salento dovrebbe essere il luogo meno turistico del mondo, e non uno spillo avrebbe dovuto invadere coste e spiagge. Non una casa abusiva, non un villaggio sia pure di lusso. Ma non è questo in gioco. E’ in gioco da una parte il diritto dei cittadini alle spiagge libere e anche pulite (pulizia per cui in verità il comune di Otranto non brilla), dall’altro il diritto-dovere dell’impresa a fare l’impresa. Dunque è in gioco la salvaguardia di un litorale, e sarebbe interessante capire in quella percentuale che il Piano coste idruntino lascia libera quanta è di rocce invalicabili, e quanta anche di siti accessibili. E’ in gioco il diritto alla bellezza e il diritto al lavoro. E’ in gioco il turismo, che sembra essere uno degli ultimi totem dello sviluppo a cui abbarbicarsi. E sotto sotto forse sono in gioco anche interessi di parte, per una variante che adesso si dice abbiamo sbagliato a fare. Sbagliato quando, e perché? Chi scrive è stata alla Baia dei Turchi, e non vorrebbe vedere in estate né ombrelloni a destra né ombrelloni a sinistra, non vorrebbe ascoltare suoni oltretimpano di discoteche notturne, né lambade meridiane con giochi in acqua e racchettoni. Se deve accadere, almeno che accada nel modo giusto, nel rispetto delle regole, delle concessioni, dell’ambiente, dei cittadini (quelli paganti e quelli no). Se deve avvenire che non sia l’esito di qualche magheggio sotto banco, come le pratiche pseudo amministrative di questa terra spesso ci hanno abituato a vedere, ma per atti trasparenti e indiscutibili. E’ possibile che la macchia sbancata in questi giorni di pioggia sia ricresciuta, ma non avrebbe potuto accadere per lo scempio di cui si narra. Ed è possibile che la struttura in legno sia invasiva, ma allora meglio corredare il Piano spiagge di norme sull’estetica degli stabilimenti. A Otranto solo qualche mese fa è crollata una casa con concessione edilizia a costruire su terreno fragile e cavo, e di recente è stata approvata la realizzazione di un centro benessere nella Valle delle Memorie. Anche questi paradossi portava il vento di ieri. (c.p.)

 




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La Baia dei Turchi è stata inserita nel 2007 e nel 2008 dal Fondo per l'Ambiente Italiano tra i 100 luoghi da salvare


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La Baia dei Turchi, poco a nord di Otranto, è una delle poche spiagge del Salento ancora incontaminate. È una piccola insenatura di sabbia finissima, circondata da una parete di roccia calcarea, che una fascia di pineta e macchia mediterranea ha protetto per anni dall'invasione del turismo di massa. Per arrivarci è necessario inoltrarsi a piedi nelle pinete, immersi nella natura e nel fragore del canto estivo delle cicale.

L’acqua è cristallina, ed i venti di tramontana regalano un cielo di un blu intenso, e spesso consentono di vedere i monti della vicina Albania.

La Baia dei Turchi è un luogo al quale sono affezionate tantissime persone, salentine e non, che vengono qui da anni ad approfittare di questa spiaggia incontaminata, rispettando profondamente il luogo ed il diritto delle altre persone a venire ed a trovare la spiaggia sempre libera e pulita.

In questa spiaggia, per anni, chiunque sia venuto ha avuto la libertà di passare qualche ora in un luogo splendido, senza balli di gruppo, senza bar, senza moto d’acqua, senza ombrelloni a pagamento, senza sdraio private aperte (anche se vuote), senza recinti. Chi vuole tutto questo, lo trova appena 500 metri più a nord, dove inizia la spiaggia più ampia del Salento colpevolmente trattata come inutile imitazione della riviera romagnola.

Sulla Baia si gioca liberamente a pallone, si suonano chitarre, si corre e ci si diverte, e questa libertà non è limitata da cartelli minacciosi o da pretese di turisti isterici, ma solo dalla responsabilità e dal rispetto delle persone.

E' un luogo che chi frequenta da anni ama come se fosse proprio: prima di andare via, quando il sole cala dietro le rocce, si pulisce la spiaggia, si raccolgono le cicche, si spiega ai turisti che vanno via che qui nessuno è pagato per pulire tutti i giorni, ma serve l'impegno e il rispetto di tutti.

La Baia è un posto dove da sempre ci si sente parte di una comunità, una comunità civile, tollerante, ospitale. E' uno dei luoghi-simbolo che fanno la storia di un territorio e delle persone che lo abitano, o che ci passano anche solo per pochi giorni.

Una delle calette è stata già da qualche anno data in concessione a privati con ombrelloni e sdraio a pagamento. Gli ombrelloni e le sdraio vengono rimossi a fine stagione, ma durante l’estate moltissimo spazio è tolto alle persone, anche quando gli ombrelloni dello stabilimento sono vuoti.

Sulla caletta a nord è stato dato inizio alla costruzione di una nuova struttura. La protesta della gente a difesa della Baia e della propria libertà di usufruire della spiaggia ha portato a numerose iniziative ed all’apertura di questo blog.

Non siamo contro lo sviluppo economico del Salento, né contro la libera imprenditoria. Crediamo però che l’una e l’altra cosa vadano fatte nel rispetto assoluto dell’ambiente. La costa otrantina, ed in particolare la zona protetta dei Laghi Alimini, hanno dato già tanto alle esigenze del turismo, al costo di pinete ridotte e spiagge recintate, e non sono in grado di sopportare ulteriori concessioni.

Siamo per la valorizzazione del nostro territorio, non per il suo sfruttamento.

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