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Diario


5 maggio 2006

NON BASTA REVOCARE LA CONCESSIONE. IL COMUNE DEVE CAMBIARE SUBITO IL SUO PIANO


Il senatore Alberto Maritati ci ha fatto pervenire un suo intervento che apparirà sulla Gazzetta del Mezzogiorno di domani.


La vicenda della Baia dei Turchi, la mobilitazione così massiccia di cittadini da ogni parte d’Italia, la questione amministrativa legata al rilascio delle concessioni, e le eventuali violazioni ambientali, meritano una riflessione articolata, sia pur breve, anche per evitare in futuro il ripetersi di casi analoghi dove sembrano assumere carattere di conflitto insanabile i diritti dei cittadini e quelli dell’impresa. Sono da sempre strenuamente convinto della importanza capitale della salvaguardia e della tutela dell’ambiente, litorali o entroterra che siano. Il mio passato professionale è lì a dimostrarlo. Ma sono soprattutto convinto, anche per il mio passato professionale, che la magistratura entri in scena laddove la politica  non abbia fatto interamente la sua parte. In veste di cittadino qualsiasi stamattina sono stato alla Baia dei Turchi, e se pure allertato dalla preoccupazione di moltissimi cittadini, non ho rilevato scempio del territorio né evidenti violazioni allo stato dei luoghi. Di certo, non lo sbancamento retrodunale. Viceversa, ai lati della baia, ho potuto scorgere costruzioni in evidente spregio della natura e bellezza dei territori e della loro tutela, di cui forse sarebbe bene verificare la legittimità. Un aspetto però mi preoccupa e mi allarma: se tutti siamo convinti che quella zona sia un bene comune, che il diritto dei cittadini ad usufruire di luoghi particolarmente belli sia inalienabile, se su alcuni litorali non un solo mattone va poggiato, ebbene perché il comune di Otranto inserisce quella porzione di territorio nelle zone da cedere in concessione, invece che provvedere, eventualmente con variante al Prg, una maggiore tutela e una ancora più pressante salvaguardia?

Se fosse accaduto, anche in presenza di una autorizzazione regionale, forse sarebbe stato più semplice impedire l’avvio dei lavori, invece che bloccarli ad opere avviate, evitando un danno per l’impresa e un paradosso che adesso è sotto gli occhi di tutti. Accadde così, lo ricordo bene, quando salvammo le Grotte di Porto Badisco dal sorgere di un complesso turistico che avrebbe dovuto nascere praticamente sul tetto dell’antico santuario. Non quando il cantiere era già in attività fu impedita la realizzazione, ma prima. Ebbene qui addirittura si sarebbe potuto, e dovuto, evitare di creare false illusioni, di considerare cedibile un pezzo di paradiso, favorendo il nascere di interessi imprenditoriali e forse anche di appetiti. Mi auguro che il comune di Otranto se passi indietro, come si evince da alcune dichiarazioni sulla stampa, è intenzionato a fare, non imbocchi la direzione di una revoca della concessione ma l’ annullamento di quanto deciso in consiglio comunale, perché la Baia dei Turchi rimanga un bene comune. Al contempo, se questo dovesse accadere, e il lavoro fin qui svolto dall’impresa dovesse risultare ineccepibile, non credo giusto che la vittoria della salvaguardia ambientale debba tradursi in un danno per un privato cittadino la cui sola responsabilità potrebbe essere, al momento, e salvo diversi accertamenti da parte degli organi giudiziari, quella di aver deciso di investire su un tratto di litorale. Sono convinto che, anche su sollecitazione della cittadinanza attiva, la politica possa in ogni momento modificare propri precedenti convincimenti, anche a costo di una spesa sociale di certo infinitamente inferiore al danno per la collettività che alcune opere potrebbero arrecare. Soprattutto mi auguro che i cittadini vogliano vigilare anche in questa direzione, senza accontentarsi di una vittoria a metà che potrebbe nel tempo rivelarsi una intera sconfitta. E che si voglia, tutti e ognuno per la propria parte, vigilare con attenzione, competenza, amore, su quei luoghi e quelle coste che giustamente il mondo ci invidia e che giustamente i cittadini considerano un loro bene comune.


Alberto Maritati







permalink | inviato da il 5/5/2006 alle 17:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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La Baia dei Turchi è stata inserita nel 2007 e nel 2008 dal Fondo per l'Ambiente Italiano tra i 100 luoghi da salvare


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La Baia dei Turchi, poco a nord di Otranto, è una delle poche spiagge del Salento ancora incontaminate. È una piccola insenatura di sabbia finissima, circondata da una parete di roccia calcarea, che una fascia di pineta e macchia mediterranea ha protetto per anni dall'invasione del turismo di massa. Per arrivarci è necessario inoltrarsi a piedi nelle pinete, immersi nella natura e nel fragore del canto estivo delle cicale.

L’acqua è cristallina, ed i venti di tramontana regalano un cielo di un blu intenso, e spesso consentono di vedere i monti della vicina Albania.

La Baia dei Turchi è un luogo al quale sono affezionate tantissime persone, salentine e non, che vengono qui da anni ad approfittare di questa spiaggia incontaminata, rispettando profondamente il luogo ed il diritto delle altre persone a venire ed a trovare la spiaggia sempre libera e pulita.

In questa spiaggia, per anni, chiunque sia venuto ha avuto la libertà di passare qualche ora in un luogo splendido, senza balli di gruppo, senza bar, senza moto d’acqua, senza ombrelloni a pagamento, senza sdraio private aperte (anche se vuote), senza recinti. Chi vuole tutto questo, lo trova appena 500 metri più a nord, dove inizia la spiaggia più ampia del Salento colpevolmente trattata come inutile imitazione della riviera romagnola.

Sulla Baia si gioca liberamente a pallone, si suonano chitarre, si corre e ci si diverte, e questa libertà non è limitata da cartelli minacciosi o da pretese di turisti isterici, ma solo dalla responsabilità e dal rispetto delle persone.

E' un luogo che chi frequenta da anni ama come se fosse proprio: prima di andare via, quando il sole cala dietro le rocce, si pulisce la spiaggia, si raccolgono le cicche, si spiega ai turisti che vanno via che qui nessuno è pagato per pulire tutti i giorni, ma serve l'impegno e il rispetto di tutti.

La Baia è un posto dove da sempre ci si sente parte di una comunità, una comunità civile, tollerante, ospitale. E' uno dei luoghi-simbolo che fanno la storia di un territorio e delle persone che lo abitano, o che ci passano anche solo per pochi giorni.

Una delle calette è stata già da qualche anno data in concessione a privati con ombrelloni e sdraio a pagamento. Gli ombrelloni e le sdraio vengono rimossi a fine stagione, ma durante l’estate moltissimo spazio è tolto alle persone, anche quando gli ombrelloni dello stabilimento sono vuoti.

Sulla caletta a nord è stato dato inizio alla costruzione di una nuova struttura. La protesta della gente a difesa della Baia e della propria libertà di usufruire della spiaggia ha portato a numerose iniziative ed all’apertura di questo blog.

Non siamo contro lo sviluppo economico del Salento, né contro la libera imprenditoria. Crediamo però che l’una e l’altra cosa vadano fatte nel rispetto assoluto dell’ambiente. La costa otrantina, ed in particolare la zona protetta dei Laghi Alimini, hanno dato già tanto alle esigenze del turismo, al costo di pinete ridotte e spiagge recintate, e non sono in grado di sopportare ulteriori concessioni.

Siamo per la valorizzazione del nostro territorio, non per il suo sfruttamento.

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