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RASSEGNA STAMPA


10 maggio 2006

da DANIELE DE MICHELE aka DONPASTA

Abbiamo fatto un passo in avanti grazie alla sensibilità comune che pare non sia sopita. Ricordo ancora la mia frustrazione da adolescente davanti all’indifferenza generale, quando fummo costretti da un concessionario particolarmente invadente ed invasivo a non poter più mettere piede nella parte di spiaggia degli Alimini denominata la “nave”, un tempo libera. Ricordo bene come, con il passare dagli anni, quella piccola costruzione occupò buona parte della spiaggia. Ricordo anche molto bene come la strada che arrivava sino al mare, utilizzabile per legge esclusivamente dai mezzi di servizio, veniva aperta in modo tale da permettere a chiunque volesse, di arrivare sino al mare e parcheggiare liberamente nella pineta senza la fatica di dover camminare dieci minuti a piedi nella macchia. Questa volta non è successo e si spera che sia il buon esempio da tenere in mente per chiunque d’ora in poi metta in conto di fare e permettere l’usufrutto indiscriminato di risorse naturali e paesaggistiche rare e dall’equilibrio delicatissimo.
Da questa storia traggo una serie di spunti di riflessione:
- il comune di Otranto aveva decretato la concessione per stabilimenti balneari in quasi tutte le spiagge del comprensorio di sua competenza. Non si parlava in questa amministrazione della volontà di valorizzazione del territorio avendo il rispetto dell’ambiente come volano di un turismo sostenibile?
- la Regione, che ha dimostrato una grande recettività di fronte ai nostri allarmi, ha predisposto un piano costiero regionale che tuteli gli interessi di tutti, cittadini ed operatori turistici. Ho però alcuni dubbi sul metodo.
Mi pongo una serie di quesiti. Sono sufficienti delle concertazioni istituzionali che tengano esclusivamente conto solo dell’opinione di attori portatori di interessi specifici (organizzazioni ambientali comprese)? E’ corretto giungere a decisioni inerenti l’utilizzo, a fini economici, di risorse ambientali rare, di interesse generale e, soprattutto, incidenti in modo definitivo sull’equilibrio ambientale senza che ci sia prima una consultazione o quanto meno una pubblicizzazione di tali decisioni?
Mi permetto alla luce di queste domande di fare una serie di riflessioni che vi sottopongo:
1) Il movimento nato per contestare la decisione di concedere la concessione alla baia dei turchi, spontaneo, forte e di massa, di singoli cittadini non appartenenti a partiti, associazioni ambientali, operatori turistici evidenzia una carenza di partecipazione democratica nelle scelte politiche e strategiche ma soprattutto evidenzia una difficoltà da parte della politica di saper interpretare le esigenze dei cittadini oltre che di soddisfare interessi economici parziali;
2) Che significa dare una concessione, anche sottoposta a vincoli
rigidissimi, in una spiaggia come la Baia dei turchi? Mi auguro e mi augurerei che nell’interesse di tutti, operatori turistici compresi, una Regione che abbia a cuore l’interesse prioritario per l’ambiente non abbia piuttosto pensato di proteggere da qualsiasi tipo di insediamento questa spiaggia, che resta una delle poche perle ancora tutelate in salento. Ritengo legittimo sperare che l’unica soluzione sia una riserva naturale, come Porto Selvaggio;
3) La proprietaria della concessione ha dichiarato ufficialmente di voler porre nel suo progetto una grande attenzione nei confronti dell’ambiente. Non mi pare donna di grande coerenza. Due enormi silos in plastica sono stati piantati sotto diversi metri di spiaggia e velocemente coperti. Non mi sembrano un buon viatico per un progetto di imprenditoria sostenibile a livello ambientale;
4)Alcune persone hanno espresso legittimamene il loro pensiero su una dea di sviluppo del territorio che diverge dalla nostra. Ci dicono che è nconcepibile che una spiaggia sia sfornita di servizi, di un bar. Prendo atto. Si osserva da varie parti che permettere l’usufrutto della Baia a chiunque, determina un incremento della sporcizia ed un deterioramento della pineta. E’ nel modo più assoluto compito del Comune prendersi cura quotidianamente, sull’intero suo comprensorio, del proprio territorio, con un servizio efficiente di pulizia e di organizzazione della raccolta dei rifiuti. Sarebbe una buona occasione per finanziare, con parte del patrimonio derivate dalle laute multe, una cooperativa di giovani che si occupino della pulizia di queste spiagge.
5) Infine, penso che sia inconfutabile che il successo turistico del Salento è derivato dalla salvaguardia della bellezza delle sue risorse (la pulizia del mare, piccole spiagge incantate, il libero accesso a tutte le spiagge). Questo diverso modello economico e di sviluppo più consono ai tempi moderni, non impostato su un turismo di massa (evidentemente in crisi peraltro), dove l’uso di qualsiasi risorsa permette la determinazione di un business, è evidentemente risultato il volano turistico e commerciale per questa terra, che sino a pochi anni fa non destava altrettanto interesse. La morfologia del territorio, le strutture disponibili, la caratteristica della costa non permettono una crescita indiscriminata del turismo. La distruzione dei pochi luoghi ancora preservati in Salento determinerà la fine di quel modello di sviluppo e, a mio avviso, la disillusione del target turistico di riferimento. Pare il paradosso di Zenone, con buona pace di chi in questa terra vuole fare soldi, tanti e subito, senza porsi la domanda di cosa accadrà in futuro.
Scoprirà, forse, che una politica più oculata avrebbe permesso maggiori e più durature rendite economiche.
Donpasta.selecter




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7 maggio 2006

STAMPA DI OGGI


Ampi articoli e diverse foto del si-in su Quotidiano di Lecce, Gazzetta del Mezzogiorno di Lecce, Paese Nuovo.


Riceviamo e pubblichiamo:

Salve
Siete stati menzionati nel portale www.legambientepuglia.it, alla sezione Eco-Proteste/Baia Dei Turchi.
Rimmarrete in home-page per alcuni giorni..

Salvatore
Webmaster - LegambientePuglia.it - LegambienteCorato.it






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5 maggio 2006

SIAMO CADUTI NELLA TRAPPOLA ?


riportiamo un intervento che Pino Sparro ha inviato a PAESE NUOVO in risposta agli articoli di Carla Petrachi (post precedente)


Ci siamo arrivati. I cittadini cadono sempre nella trappola.

Le leggi e le normative e i piani e le sigle SB11, LA/1, P3.12, e gli amministratori belli brutti buoni cattivi, e gli imprenditori oh finalmente eccoli qui belli buoni salvifici giovani, comunisti e donne addirittura, e lo sviluppo il turismo i sogni le chiacchiere e voi non sapete quel che sappiamo noi, e chissà quali interessi ci sono dietro, anzi ci sono e tutti li conoscono, e i cittadini sono brutti sporchi cattivi, e i ragazzi delle elementari e delle medie ma anche l’alberghiero stiamo con la coscienza a posto hanno fatto tutti per bene i temini e i cartelloni e le mostre e i concorsi sul mare la natura la flora la fauna la storia oh, sì l’ecologia l’ambiente va protetto noi lo amiamo gli uccellini e togliamo una volta all’anno a volte anche due le porcherie dalle spiagge…

Ci sono tutti gli ingredienti classici, più quelli nuovi nuovissimi aggiornati, political correct, per far cadere nella trappola i cittadini. Ingenui, o forse maliziosi, e comunque, ecco anche la parola magica, pericolosissima, i nemici dello sviluppo e del progresso: “ambientalisti”! Che si oppongono nientedimeno che all’altra parola magica, “impresa”! E il cerchio si chiude.

Potrei dire che a me personalmente frega niente di tutte queste cose. Godo delle spiagge e del mare libero, sto attento a non sporcare, ho insegnato ai miei figli a fare altrettanto. Non ho mai avuto bisogno di intrupparmi in qualche categoria per tentare di vivere la mia terra. Ho combattuto le mie battaglie, insieme ad altri, ne ho perse molte, ne ho vinte alcune. Una volta c’erano anche i pretori a tutelare il territorio, dalla parte dei cittadini. Grazie a quelle battaglie (erano tempi in cui facevi un giornalino e il consigliere ti aggrediva in pubblico perché avevi riportato il suo nome all’interno della cronaca del consiglio comunale…) molti otrantini hanno capito di aver avuto in sorte non solo una gallina dalle uova d’oro, ma anche un ambiente e una natura da conservare. Il territorio di Otranto adesso è quello che è, sotto gli occhi di tutti. Meravigliose spiagge attrezzate. Villaggi turistici non eccessivamente invasivi. Strade non invasive (anche se quei ponti restano orrendi). Ma gli assalti famelici, anche di qualcuno travestito da agnellino, continuano. E gli assalti vengono anche dall’interno dell’amministrazione comunale, perché no?. Che tutti i nodi stiano lì lo potevamo immaginare. Che l’amministrazione di questi anni stia svendendo il territorio è più che una paura. Che molti otrantini facciano finta di non vedere e non sentire è più che una certezza. Chi può giurare che non ci stiano scippando anche la baia dell’Orte?

Ho parzialmente superato con gli anni alcune remore dolorose. Ero cresciuto con il mare e la spiaggia quasi dentro casa. Ho cominciato a fare casino, inutilmente, quando agli inizi degli anni ’70 hanno messo un vigilante armato a proteggere l’ingresso della spiaggia del Miramare nel cuore di Otranto (appena trovo la foto ve la faccio vedere). Non sono andato più in quella spiaggia di casa per moltissimi anni. Son tornato per farci crescere in estate i miei ragazzi, lì dov’ero cresciuto io. Ho pagato per farmi il bagno e stare sulla nostra sabbia. Poi ho smesso di nuovo, non ce la facevo più. I ragazzi con i loro amici hanno scoperto presto che il mare e le spiagge e gli scogli sono vivibili solo se sono liberi. E anche io son tornato a godere delle pochissime spiagge libere rimaste. Alla ricerca quotidiana di angoli nuovi e salutari…. Non solo io: eravamo, siamo sempre in molti a cercare e vivere questi luoghi. Con una sorpresa: sono sempre pieni di turisti! Lo sapevate che ci sono da noi anche moltissimi turisti che non amano le spiagge alla romagnola? E che vengono da noi perché qui possono trovare le baie dei turchi e le baie dell’orte? E che lo hanno capito anche quelli che cominciano a costruire insediamenti turistici nelle nostre campagne dolci ed aspre?

Non poteva durare. Scopro all’improvviso che ci sono le leggi e le normative e i piani e le sigle SB11, LA/1, P3.12, ecc. ecc. che mi vogliono fottere, ancora una volta. Che mi vogliono convincere che lo sviluppo e il turismo e l’impresa esigono che sia data in concessione anche la baia dei turchi, e chissà quanti altri angoli ancora, nascosti da quelle sigle per noi misteriose…

Quando, sollecitato da ragazzi e amici sparsi per l’Italia, ho dato una mano per impedire la privatizzazione della baia dei turchi, non sapevo e non ho neanche cercato di sapere chi fossero i titolari della concessione. Così come non avevo minimamente dato retta agli amici di Otranto che l’anno scorso mi avevano detto di fare qualcosa perché “gente di Castrignano” si stava impadronendo di tutte le spiagge otrantine, forse con qualche protezione politica (se è così, si svegliassero gli otrantini e le chiedessero loro, avevo risposto).

Ma, sollecitato e consigliato da tecnici ambientali di varie parti d’Italia, conosciuti attraverso il mondo dei blog, ho scoperto altre cose.

Ho scoperto che l’Europa da moltissimi anni combatte una battaglia incredibile e difficilissima per conservare la natura. Per far capire agli uomini voraci che l’equilibrio su cui si basa la nostra vita, e la vita della nostra specie, è delicatissimo. Da anni ci sono leggi, direttive, principi, azioni, fiumi di denaro, per conservare la natura. Alcuni stati, tra cui l’Italia, sono stati sordastri. Ma adesso si sono messi sulla retta via, stanno capendo che è in gioco la nostra sopravvivenza, la sopravvivenza dell’uomo. Finalmente sono stati individuati i Siti di Interesse Comunitario. Noi abbiamo la fortuna di avere nel nostro territorio siti che l’Europa vuole proteggere! La baia dei turchi si trova in uno di questi siti. E anche lo stato italiano, e poi di seguito le regioni, hanno dovuto fare le leggi necessarie, molto rigorose, visto che c’erano in ballo anche molti denari. La direttiva “habitat” del 1992, e il famigerato articolo 6, sono la chiave di volta per la difesa della natura. So bene che siamo abituati a studiare le procedure per vedere come aggirarle…

Ma i principi stavolta sono chiari: “Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell'incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell'opinione pubblica.” (sottolineature mie).

Su questa Direttiva comincia appena a formarsi una giurisprudenza a livello europeo e nazionale. Le scelte europee e della corte di giustizia europea sono sempre più rigorose, per fortuna. Soltanto a metà marzo la regione Puglia ha indicato le procedure per la valutazione di incidenza ambientale. Aumenta lentamente la consapevolezza dei cittadini sulla importanza di conservare il proprio habitat naturale. Addirittura possono essere direttamente interpellati…

Queste cose le conoscevano gli amministratori di Otranto quando hanno fatto le loro pianificazioni?

E l’assessorato regionale all’ecologia è estremamente rigoroso nelle valutazioni di incidenza ambientale?

Che cosa curiosa, in fondo, che i cittadini chiedano e pretendano di fare i cittadini, no?

Cari bravi giornalisti, sapete che i miei figli vanno in giro a conoscere tanti luoghi belli in tutta Europa, e non hanno mai visto la baia di Santo Stefano, uno degli angoli più belli di tutto il Salento? Sapete dov’è? Appena più a sud della baia dei turchi. Non ho mai potuto fargliela vedere. Quando loro sono nati, era già del Club Mediterranèe. Sarò stupido, ma è più forte di me, non ci sono mai andato da quando esiste il Club. Sono contento per il benessere economico arrecato a tanti miei concittadini. Ma semplicemente non tollero di dover chiedere il permesso per ammirare una insenatura che ci appartiene. Semplicemente vorrei che restasse nel Salento almeno qualche angolo di spiaggia o di scoglio dove poter stendere liberamente un telo e fare un bagno in santa pace. Senza bisogno di chioschi disegnati da Legambiente. Magari con servizi ecologici sistemati accanto ai parcheggi, lontani dai boschetti e dalla macchia selvatica.

E se il vero progresso e il vero sviluppo consistesse nel dare in concessione a tutti i cittadini le baie dei turchi ancora rimaste libere?

(è ancora senza risposta la domanda: cosa ne pensa il presidente della regione?).

                                                                                Pino Sparro





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5 maggio 2006

da PAESE NUOVO


Riportiamo due pezzi comparsi oggi su PAESE NUOVO, che dedica la maxifoto di prima pagina alla giovane imprenditrice Diana De Nicola.
A questi articoli si riferisce Piero Maruccia nel post precedente.


QUANTE NUVOLE SULLA BAIA DEI TURCHI

 

A un certo punto il nastro bicolore legato a due pini maestosi impedisce il passaggio e la strada sterrata bisogna farla a piedi. Alle spalle la macchia. Davanti, basta oltrepassare i pochi metri sotto sequestro, una baia che dire un paradiso è dire poco. Ai piedi di quei due alberi un cumulo di rifiuti, residuo non degradabile di qualche scampagnata. Gli stessi che fanno esclamare a un ex amministratore di Otranto: “Sono lì da due anni, non fanno più notizia”. Fanno notizia, invece, eccome, quei pali e quelle assi di legno in un angolo della Baia dei Turchi, mentre intorno agli ottanta metri quadri della pedana, dove dovrebbe essere sistemata la veranda, il bar, i servizi, i serbatoi d’acqua, e  ai due piccoli accessi in legno, uno per i portatori di handicap, uno per i normodotati, il piccolo manipolo di operai continua a lavorare. Non una goccia di cemento, non uno spillo sulle rocce, tantomeno un chiodo, non un varco nella macchia, solo qualche mattone forato sulla sabbia per rafforzare la struttura, e legno. Amovibile in poco tempo anche se proprio le recenti indicazioni regionali volte a favorire la destagionalizzazione in realtà consentirebbero ai titolari di concessione di evitare lo smantellamento. Diana De Nicola si guarda intorno, “Sapesse quanti rifiuti abbiamo trovato. Prima di iniziare a lavorare per realizzare lo stabilimento balneare abbiamo pulito tutta la spiaggia. Distruggere? E chi vuole distruggere. Se lo immagini, mi piacerebbe discutere proprio con gli ambientalisti, una delle soluzioni che abbiamo ipotizzato per la veranda, intorno al chioschetto, l’abbiamo ricavata da un sito di Legambiente. Oggi mi hanno risposto anche dal blog. Dicono che non ce l’hanno con noi. Che è una questione di principio”.

Questa è una storia a più facce. E la questione di principio dei blog è solo un lato del prisma. C’è per esempio una parabola amministrativa, con l’adozione del Piano Coste redatto dal Comune di Otranto nel corso della seduta del Consiglio comunale il 17 febbraio 2005, e nella stessa occasione, oggetto “Disciplina delle aree demaniali marittime. Norme integrative in variante al prg vigente”, l’approvazione delle Norme tecniche di attuazione con modifica. Come recita il verbale del Consiglio, quella proposta era stata avanzata dal sindaco Francesco Bruni, dopo l’evidente sollecitazione del consigliere Abatepassero. Dice dunque il sindaco: “Le norme tecniche di attuazione vengono approvate con la modifica a pagina 12, dove viene aggiunta l’area LA/1.4-La/1.5 e per quanto riguarda la tavola P3 va esclusa la dicitura “SB11” nella tavola P3.12”. Il sindaco propone, il consiglio vota. Unanimità. Fu così, dunque, che il 17 febbraio 2005 il Comune di Otranto, il suo sindaco, i suoi assessori, i suoi consiglieri, decisero all’unanimità e con immediata eseguibilità che nella Baia dei Turchi si potessero rilasciare concessioni demaniali e insediare strutture ricettive L.R. 11/99, vale a dire stabilimenti balneari. La ragione della variante è presto detta e la fornisce, in consiglio comunale, proprio il consigliere Abatepassero: “Sindaco, è necessaria questa variante che inserisce le norme di salvaguardia al Piano. Come ha detto lei poc’anzi, gli appetiti degli imprenditori sono tali e tanti che senz’altro domani mattina si potrebbe scatenare il putiferio per quanto riguarda l’acquisizione di quelle aree. Per tanto, visto che l’avevo proposta in quella sede, ritengo che sia opportuna l’approvazione di questa variante al Prg, con la preghiera di procedere rapidamente alla pubblicazione del manifesto, non aspettiamo sei mesi altrimenti saremo pieni di ricorsi e quant’altro”.

A Diana De Nicola, imprenditrice di Castrignano dei Greci, la Regione rilascia la concessione demaniale marittima per occupare parte di quella Baia, proprio quella ricadente nell’area LA/1.5, il 19 aprile 2005. Ottenuta la concessione, il passo successivo è la domanda al Comune di Otranto di “permesso a costruire” per la realizzazione di uno stabilimento balneare a struttura removibile leggera, permesso accordato, visti tutti i pareri favorevoli di competenza e in base alla documentazione presentata, il 17 agosto 2005 (permesso di costruire n. 133/2005). Ma ormai la stagione è alla fine, dunque meglio pensare al 2006. La Regione rinnova la concessione, in data 22 marzo 2006, il Comune rinnova il permesso, in data 3 aprile 2006, mentre solo qualche mese prima, il 2 settembre 2005, l’assessorato all’Ecologia della Regione Puglia aveva espresso una valutazione di incidenza favorevole alla realizzazione dello stabilimento balneare subordinata a precise prescrizioni. Allo stato, nessuna di quelle prescrizioni pare essere stata violata, e la Guardia Forestale, intervenendo, ha sequestrato, tra macchia e rocce, qualcosa come tre metri quadrati di sterrato e macchia, e parte del tratturo. Tra cielo e mare, con il sottile vento che increspa le onde, in questo pezzo di paradiso che Fernando Ozpeteck ha ribattezzato “i Caraibi del Salento”, su questa spiaggia dove d’estate ci arrivano i camperisti del campeggio alle spalle, ma anche moltissimi turisti, dove a sinistra pare siano stati realizzati un tempo 3mila 500 metri quadrati coperti abusivi, e a destra d’estate compare uno stabilimento balneare a quanto pare privo, fino allo scorso anno, di servizi igienici e acqua, il vento non scompiglia solo i capelli, porta molte domande. E più di un dubbio.

Baia dei Turchi-Litoranea Alimini-Otranto. Davanti a quei due nastri della Forestale Mario De Nicola carica le assi, poi le porta su una carrioletta fino alla sabbia. Ancora non sa che nel pomeriggio di oggi a Otranto in Consiglio comunale si discuterà di concessioni demaniali e dunque del caso. “Avete sbancato tutto, dicono”. Si guarda intorno. Uno sguardo limpido. Un passato denso. Emigrante, fotografo, militante da sempre del Partito comunista, organizzatore di treni carichi di emigranti in vista delle elezioni o dei referendum negli anni ‘70, quando loro scendevano dai treni e nel piazzale della Stazione era un tripudio di bandiere rosse, artigiano della Cna, poi imprenditore tessile iscritto all’Api, faconista di qualità per marchi del nord.

L’impresa è passata alla figlia, altro sguardo limpido, altra voce diretta. Ventinove anni, e il desiderio-sfida di un progetto turistico. Loro, di Castrignano dei Greci, a Otranto non conoscono nessuno, non sono di casa tranne che per il vai e vieni negli ultimi anni necessario a ottenere i permessi. C’entra il fatto che non sono di Otranto? Non lo sanno, credono e sperano di no, ovviamente l’ultima cosa di cui hanno bisogno è farsi dei nemici, eppure basta una passeggiata nella cittadina idruntina per capire che su quel pezzo di baia qualcun altro nutriva progetti, forse simili, forse più ambiziosi. Un consigliere è arrivato perfino a sbottonarsi: ma quella variante è stata fatta per creare occupazione giovanile. Avere 30 a Castrignano è forse diverso che averli a Otranto? Ieri mattina lei, che su quegli 80 metri quadri di veranda sperava di farci arrivare i giornali e realizzare così un vero e proprio angolo lettura, organizzare dibattiti, coinvolgere Legambiente, che aveva immaginato, poco lontano, anche lo spazio dell’ombra, che non ha voluto un grammo di cemento, pochi ombrelloni, circa settanta, e che adesso dice, “se non vogliono gli ombrelloni almeno mi lasciassero il chiosco”, che per quest’investimento ha ricevuto anche il placet di Sviluppo Italia e un contributo relativo, che a lavoro finito immagina un investimento complessivo di 200 mila euro, ecco lei tutto questo can can proprio non se l’aspettava. E continua a dire: “Ma io non voglio distruggere niente. Perché bisogna dire che abbiamo distrutto la macchia, se non è vero? Ieri mattina abbiamo portato tutta la documentazione alla Capitaneria di Porto. Ci è mancato poco che si congratulassero. Ma lei lo sa come hanno scempiato questa costa? Io non discuto il diritto delle persone alle spiagge libere. Solo faccio rilevare che questo tratto è stato il comune di Otranto a dichiararlo cedibile. Noi che c’entriamo?”. Parla seduta su uno degli scalini che permettono di arrivare dalle rocce al mare. Tutto legno, nessun puntello verso le rocce, nessuna ombra di disboscamento, di morfologia del terreno modificata, di nuovi varchi tra le dune se non, appunto, quei metri quadri che avrebbe potuto fare anche un bambino camminando con un cane. E che forse adesso saranno l’esca giusta per revocare la concessione, mentre magari a caso concluso, altri ombrelloni potrebbero arrivare.“Sa una cosa? In questi giorni di primo sole un sacco di gente è venuta a passeggiare qui. Come prima domanda hanno chiesto se ci fossero anche i servizi. Abbiamo detto di sì, naturalmente, acqua e bagni sono le due prime cose cui abbiamo pensato. Ci hanno ringraziato, e hanno detto: meno male. Allora, mi dica lei: non è anche questo avere cura dei luoghi, e volerli proteggere?”.


CARLA PETRACHI 




 

corsivo: E QUALCHE DUBBIO

 

In redazione litighiamo spesso. Se fosse per chi scrive, il Salento dovrebbe essere il luogo meno turistico del mondo, e non uno spillo avrebbe dovuto invadere coste e spiagge. Non una casa abusiva, non un villaggio sia pure di lusso. Ma non è questo in gioco. E’ in gioco da una parte il diritto dei cittadini alle spiagge libere e anche pulite (pulizia per cui in verità il comune di Otranto non brilla), dall’altro il diritto-dovere dell’impresa a fare l’impresa. Dunque è in gioco la salvaguardia di un litorale, e sarebbe interessante capire in quella percentuale che il Piano coste idruntino lascia libera quanta è di rocce invalicabili, e quanta anche di siti accessibili. E’ in gioco il diritto alla bellezza e il diritto al lavoro. E’ in gioco il turismo, che sembra essere uno degli ultimi totem dello sviluppo a cui abbarbicarsi. E sotto sotto forse sono in gioco anche interessi di parte, per una variante che adesso si dice abbiamo sbagliato a fare. Sbagliato quando, e perché? Chi scrive è stata alla Baia dei Turchi, e non vorrebbe vedere in estate né ombrelloni a destra né ombrelloni a sinistra, non vorrebbe ascoltare suoni oltretimpano di discoteche notturne, né lambade meridiane con giochi in acqua e racchettoni. Se deve accadere, almeno che accada nel modo giusto, nel rispetto delle regole, delle concessioni, dell’ambiente, dei cittadini (quelli paganti e quelli no). Se deve avvenire che non sia l’esito di qualche magheggio sotto banco, come le pratiche pseudo amministrative di questa terra spesso ci hanno abituato a vedere, ma per atti trasparenti e indiscutibili. E’ possibile che la macchia sbancata in questi giorni di pioggia sia ricresciuta, ma non avrebbe potuto accadere per lo scempio di cui si narra. Ed è possibile che la struttura in legno sia invasiva, ma allora meglio corredare il Piano spiagge di norme sull’estetica degli stabilimenti. A Otranto solo qualche mese fa è crollata una casa con concessione edilizia a costruire su terreno fragile e cavo, e di recente è stata approvata la realizzazione di un centro benessere nella Valle delle Memorie. Anche questi paradossi portava il vento di ieri. (c.p.)

 




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4 maggio 2006

PUNTI DI VISTA E INTERESSI DIVERSI


Ieri 3 maggio a Daniele / Donpasta è arrivata la seguente lettera. Non l'abbiamo pubblicata perchè era indirizzata solo a lui personalmente.
Oggi troviamo la lettera integralmente su Paese Nuovo e in sintesi su Quotidiano di Lecce.
La pubblichiamo allora anche qui con la risposta di Donpasta. E aspettiamo i vostri commenti.
Noi diciamo soltanto che nessuno ce l'aveva o ce l'ha con lei personalmente, che non conosciamo. Chiedere una concessione non significa avere automaticamente diritto ad averla. Gli interessi privati vengono dopo gli interessi pubblici. A noi interessa la baia e i principi di interesse pubblico che difendiamo. Anche se a chiedere la concessione fosse stata la persona più raccomandata del mondo. A Otranto in passato sono state fatte e vinte battaglie contro persone potentissime e ricchissime.
 

Sono De Nicola Diana Paola Piera , ho trent’anni , e dall’agosto 2005 sono la beneficiaria legittima della Concessione Demaniale relativa ad un tratto di spiaggia sulla “ BAIA DEI TURCHI “ di Otranto .

Concessione che mi è stata rinnovata anche quest’anno e che oggi mi vede al centro delle polemiche da parte di esponenti politici e associazioni .

Scrivo per spiegare quali sono i miei progetti e perché desidero realizzarli.

Innanzitutto, per ottenere la Concessione sono passati degli anni. Anni in cui tutto ciò richiestomi dalle Autorità , gli Enti e gli Uffici , è stato eseguito nel rispetto delle regole, in tempi brevi e con la massima attenzione per ogni minimo particolare tecnico, ottenendo sempre il tutto nella massima trasparenza !

Credetemi , è stata dura ottenere la Concessione senza conoscenze o raccomandazioni , infatti , molte volte nonostante le mie ripetute richieste, alcuni Uffici non mi hanno dato chiarimenti o informazioni, ma hanno ,anzi , cercato in ogni modo di scoraggiarmi.

Quando , finalmente ho avuto le risposte che aspettavo, e tutta la documentazione necessaria ,ho iniziato a credere di poter realizzare il mio sogno. In questo sogno primeggiava la realizzazione di un Lido attrezzato “diverso” dal solito.

Un lido creato non solo nel rispetto dell’ambiente, ma che lo valorizzasse , meglio fruibile alle  persone senza deturpare la natura. Anch’io amo la natura e infatti il lido sarà una struttura balneare removibile leggera, dove è prevista una raccolta differenziata ,servizi igienici (mancanti nell’arco di 1 km ),la pulizia dell’ambiente circostante ,e non per ultimo il rispetto per i diversamente abili.

Un lido vicino e  rispettoso della sicurezza e del benessere del turista, sottolineati da aspetti come : un contenimento dei rumori , la mobilità leggera, con l’utilizzo di una zona d’ombra per la lettura di libri e giornali , dove si potessero raccogliere informazioni su attrazioni naturali,cultura del territorio,gastronomia locale e informazioni turistiche.

Ora , il mio sogno non è svanito e non svanirà perché qualcuno mi accusa ingiustamente o sol perché ho sbagliato il luogo dove voglio realizzarlo. Io vorrei che il mio impegno e la mia onestà non fossero calpestati, vorrei fare impresa, rispettare il territorio ,creare occupazione….queste sono le mie aspirazioni !!

 – Io Mi chiedo perché questo polverone ? Forse perché sono la classica” figlia di nessuno”? Perché non ho le raccomandazioni giuste? O forse perché la Concessione doveva essere rilasciata a qualcun altro dato che nel Piano delle Coste approvato dal Comune di Otranto è prevista la costruzione di uno stabilimento balneare proprio in quella zona?????

 – Probabilmente c’è stato un equivoco . chi agisce contro di me non ha avuto modo di conoscere le mie intenzioni sulla gestione della spiaggia . sembra un paradosso che proprio il mio operato debba essere cosi contrastato.

Io penso che il turismo è un bene comune, le spiagge vanno salvaguardate nel modo giusto , l’imprenditoria deve essere sorella del territorio e del turismo .

A questo punto mi preme dire a tutti che sono disponibile a qualsiasi confronto

a dibattiti aperti e rispettosi , ma non sono per le accuse e la chiusura .

- Vi chiedo inoltre di rispettarmi e di non offendermi facendomi passare per  quella che non sono e  che non sarò mai!!!

 

De Nicola Diana






ed ecco la risposta di Daniele / Donpasta


Le rispondo a titolo personale e le dico sinceramente quello che penso.
Le dinamiche ed i meccanismi aberranti che ci sono e ci sono stati nelle concessioni sono cose che contesto a prescindere, che sia lei o qualsiasi altra persona.
Come lei sono un figlio di nessuno e mi sorprende che non capisca che il problema non riguarda il soggetto beneficiario della licenza. Io e tutte le persone che si sono interessate a salvare la baia dei turchi da tale scempio abbiamo come unico e solo obiettivo di preservare integralmente la spiaggia, la
macchia. C'è una unica e sola soluzione che noi proponiamo per quel luogo: una riserva naturale assoluatmente intoccabile da chiunque.
Il suo sogno può essere auspicabile in un luogo diverso, non in uno dei pochi luoghi che ha nel suo essere sano il suo pregio. La sua idea a mio avviso non rispetta in nessun modo la natura e la mette in balia di un usufrutto indisciminato. Abbiamo punti di vista diversi. Per me la valorizzazione di un
luogo dagli equilibri ambientali fragili come la Baia dei Turchi, come di molti altri luoghi del Salento, passa attraverso la sua assoluta protezione da qualsiasi insediamento umano.
Le anticipo con serenità che farò di tutto per sensibilizzare tutte le persone che potrò contattare in Italia per raggiungere tale obiettivo. Le anticipo che sono stati concordati sin da ora degli articoli su: manifesto, liberazione, avvenimenti. Sono stati presi i primi contatti con Beppe Grillo e Maurizio Costanzo.
Mi auguro che tale sincera e collettiva mobilitazione le faccia capire che il suo punto di vista si scontra con l'evidente sensibilità generale.
La prego di conseguenza di fare diversi passi indietro rinunciando al suo beneficio di costruire quella offesa per il popolo salentino. Io personalmente la mia civile protesta la porterò ed esporrò ovunque me ne sia data disponibilità.

Cordiali saluti, Daniele De Michele









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2 maggio 2006

Don Pasta su Left per la Baia dei Turchi

anche donpasta.selecter, dj salentino, otrantino trapiantato a roma, autore del libro "food sound system", vuole dare il suo personale contributo alla nostra battaglia. ci invia questo articolo che ha scritto per il prossimo numero della rivista "Left", che uscirà nelle edicole venerdì 5 maggio. potrete leggere l'articolo sul nostro blog, su left, sul sito di donpasta http://www.donpasta.com/dinamic/blog.


Spiaggia di cemento, sartù di riso e Waldemar Bastos

A volte angosciato mi domando cosa significhi dare valore ad un luogo.
Guardo Otranto di profilo. Ne osservo le curve bianche, la cattedrale imponente. La percorro senza fretta. Ogni passo si trascina una storia, un movimento, un ricordo.
Maggio è tempo di primi bagni, l’acqua ancora fresca ed un silenzio che fa da eco al posarsi tenue del mare sulla battigia. A piedi costeggio il mare, verso nord.
Entro nella Baia dei Turchi, paradiso caraibico tutelato per secoli dagli scempi. La costa è integra per buona parte, il cemento è poca cosa. Altri luoghi del Salento sono terra di conquista di seconde case e residence pensati come alveari di vacanze a schiera. Qui no. Per intuizione di amministratori saggi e orgogli collettivi, questo paese comprese che un luogo prende valore tanto più non se ne sperperino le sue ricchezze.
Un bagno nell’acqua di cristallo, in una baia selvaggia nascosta da una macchia ostica, è un patrimonio che non ha prezzo.
Sono cresciuto in un luogo dove la conoscenza passava per sottrazione, imparando ad amare e rispettare la terra nuda che accoglieva i miei passi incerti di bimbo e poi adolescente.
Capisco ora che era un arbitrio, una chiara e lungimirante scelta politica quello di preservare la bellezza di un luogo, garantirne l’accesso a chiunque lo volesse.
Sulla spiaggia vedo lavori in corso e provo un sentimento di profonda inquietitudine. Pare vogliano far diventare questo paradiso appannaggio di pochi, che godono a beneficiare privatamente di un luogo come segno di potere, che si porta dietro la privazione di una libertà colletiva.
Ascolto affranto Waldemar Bastos, che lacrima parole in un canto dolce dal sapore amaro.
“O meu sufrimiento, la nostra terra sta morendo”. Penso allora con scoramento a tutte le nuove generazioni che non avranno più in seno quella intima e profonda conoscenza della libertà, data dallo scorrazzare per spiaggie e campagne, senza un cartello che indichi un divieto d’accesso a te e la tua bicicletta.
Sento violati i ricordi dei miei anni giovani, quando per tuffarmi nel mare più bello di Otranto entravo nella macchia, accolto da un concerto di cicale e sulla destra da grandi tavolate di famiglie intere con il loro sartù di riso, il vino e le angurie. Le loro buste di platica abbandonate, che tanto aberravo, erano piccole disaccortezze senza secondi fini, rispetto a questi distruttori
di una natura incontaminata per secoli.
In quanto otrantino e cittadino del mondo, denuncerò il barbaro che deturpa questa spiaggia e l’amministratore che permette e tollera. Con ogni mezzo necessario.

Don Pasta




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30 aprile 2006

SE LA DEMOCRAZIA VIAGGIA NEL BLOG

editoriale in prima pagina da "Paese Nuovo" (quotidiano leccese) del 30 aprile 2006

"Baia dei Turchi - Se la democrazia viaggia nel blog"
di Pino Sparro

Come cittadino e come lettore/acquirente di Paese nuovo ho il dovere di ringraziarvi per lo spazio e la rilevanza che avete dato alla baia dei turchi di Otranto.

In un momento in cui i concetti di bene pubblico, di beni comuni, di convivenza civile, di salvaguardia dell’ambiente, di partecipazione dei cittadini, sembrano sempre più vaghi e vuoti perché genericamente e ipocritamente affermati da tutti, abbiamo avuto invece un esempio che gli stesi concetti possono essere riempiti di significati profondi.

Non è la prima volta che questo accade, e periodicamente nella nostra terra gruppi di cittadini, o stanchi o indignati o allarmati per certe situazioni, prendono in mano le cose e costringono, letteralmente costringono, amministratori e politici a darsi una mossa.

Questa volta però ci sono due aspetti da sottolineare, a mio parere.

Il primo, la novità del mezzo usato dai cittadini.

Non si sono rivolti al politico per l’interrogazione parlamentare, non hanno scritto ai giornali per segnalare e lamentarsi, non hanno deciso di riunirsi in comitati ed assemblee per decidere cosa fare… Non che queste cose non siano utili e giuste. Ma hanno deciso un’altra strada. Quella consentita dalla telematica, dalla rivoluzione digitale. Dimostrando che si aprono vie nuove per la partecipazione e per l’espressione della cittadinanza. Con dimensioni e significati imprevedibili.

Cosa è successo infatti? E’ successo che qualche giornale ha cominciato a parlare della costruzione di uno stabilimento balneare alla baia dei turchi. Si è saputo dalla stampa di un sequestro di pezzi di macchia. Si è saputo che qualche associazione ambientalista stava vedendo cosa fare. E quindi alcuni ragazzi sono andati sul posto, hanno fatto delle foto digitali, le hanno immediatamente mandate ad amici, e a qualcuno è venuto in mente di proporre una cosa: chiediamo subito al presidente Vendola, all’assessore regionale al demanio e al sindaco di Otranto, di intervenire. Ma non lo chiediamo solo noi, invitiamo a chiederlo tutti i nostri amici possibili e immaginabili.

Qui entra in scena il meccanismo del blog. Tutti, anzi molti, o alcuni, conoscono il blog di Beppe Grillo. Pochi da noi sanno che c’è tutto un mondo, chiamato appunto mondo blog, o blog-sfera, costituito da migliaia e migliaia di persone che curano un proprio blog. Una specie di diario aperto a tutti, dove scrivi quel che vuoi, e tutto il mondo può leggerti, e se vuole tutto il mondo può commentarti, e se vuoi tu puoi rispondere a tutto il mondo… Ovviamente si creano delle reti più stabili di amici – lettori – commentatori. Possono nascere conoscenze, amicizie, scambi, discussioni, litigi, approfondimenti su temi diversi, divertimenti… Anche qui da noi questo fenomeno sta prendendo sempre più piede, e ormai non ci sono più soltanto i primi storici iniziatori.

Da un anno esatto anche io curo un mio blog. In questa circostanza è stato quindi naturale usare la mia piccolissima rete di amici di blog per chiedere interventi in favore della baia. Ma contemporaneamente accanto a me si sono attivati alla grande i ragazzi che mi avevano mandato le prime foto. Abbiamo formulato un breve testo, chiaro e forte, da inviare via mail ai politici. Poi i ragazzi hanno immediatamente creato un apposito blog (ci vuole un minuto !) con le foto per far vedere come era la baia e come vorrebbero ridurla, e la rete si è messa in movimento. Ogni amico di blog a sua volta ha diffuso la notizia e la richiesta nel proprio blog e ai propri amici. Abbiamo avuto contatti da varie parti d’Italia e di Europa (le amicizie dei ragazzi e l’amore per il Salento sono ormai senza confini…). Ci hanno chiamato esperti ambientalisti e giornalisti/bloggers per chiederci approfondimenti, per suggerirci cosa fare, le leggi da utilizzare…

Poi è successo il miracolo, roba da non crederci. Un politico, un assessore regionale (una persona particolare, in verità, perché viene dalla scuola di don Tonino Bello…), ha ricevuto le numerosissime mail, ha visto le segnalazioni sul blog, ha deciso di intervenire, e ha addirittura risposto alle mail ! Il tutto è avvenuto nel giro di 24 ore! Vi sembra una cosa da poco? E’ la prova che i politici devono attrezzarsi per utilizzare questi nuovi strumenti di comunicazione. E che i cittadini devono sapere che hanno in mano un nuovo mezzo per comunicare e far valere la propria cittadinanza.

Sono convinto che il problema della baia dei turchi sia ancora sostanzialmente irrisolto, come il problema di tutte le nostre coste. Ma continueremo a farci sentire, a vigilare, come è nostro dovere di cittadini, perché il mare e le spiagge e gli scogli siano considerati e trattati come beni comuni, di cui possiamo godere. E aspettiamo ancora le risposte di Vendola, le risposte dell’assessore all’ecologia, le risposte dei consiglieri regionali interessati. Hanno tutti ricevuto tante mail. Le leggeranno?

Accennavo all’inizio a due aspetti da sottolineare. Il secondo riguarda il sostanziale addormentamento e burocratizzazione delle associazioni ambientaliste locali, che costringe i cittadini a muoversi da soli. Ne parleremo un’altra volta.




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0836-801735 - Vigili Urbani del comune di Otranto

115 - Vigili del Fuoco (pronto intervento in caso di incendio)

1515 - Corpo Forestale (Emergenza ambientale)

06-4741360 - Numero di emergenza antincendi per denunciare i piromani


scriveteci e mandate le vostre foto su

baiadeiturchi@yahoo.it


La Baia dei Turchi è stata inserita nel 2007 e nel 2008 dal Fondo per l'Ambiente Italiano tra i 100 luoghi da salvare


***

La Baia dei Turchi, poco a nord di Otranto, è una delle poche spiagge del Salento ancora incontaminate. È una piccola insenatura di sabbia finissima, circondata da una parete di roccia calcarea, che una fascia di pineta e macchia mediterranea ha protetto per anni dall'invasione del turismo di massa. Per arrivarci è necessario inoltrarsi a piedi nelle pinete, immersi nella natura e nel fragore del canto estivo delle cicale.

L’acqua è cristallina, ed i venti di tramontana regalano un cielo di un blu intenso, e spesso consentono di vedere i monti della vicina Albania.

La Baia dei Turchi è un luogo al quale sono affezionate tantissime persone, salentine e non, che vengono qui da anni ad approfittare di questa spiaggia incontaminata, rispettando profondamente il luogo ed il diritto delle altre persone a venire ed a trovare la spiaggia sempre libera e pulita.

In questa spiaggia, per anni, chiunque sia venuto ha avuto la libertà di passare qualche ora in un luogo splendido, senza balli di gruppo, senza bar, senza moto d’acqua, senza ombrelloni a pagamento, senza sdraio private aperte (anche se vuote), senza recinti. Chi vuole tutto questo, lo trova appena 500 metri più a nord, dove inizia la spiaggia più ampia del Salento colpevolmente trattata come inutile imitazione della riviera romagnola.

Sulla Baia si gioca liberamente a pallone, si suonano chitarre, si corre e ci si diverte, e questa libertà non è limitata da cartelli minacciosi o da pretese di turisti isterici, ma solo dalla responsabilità e dal rispetto delle persone.

E' un luogo che chi frequenta da anni ama come se fosse proprio: prima di andare via, quando il sole cala dietro le rocce, si pulisce la spiaggia, si raccolgono le cicche, si spiega ai turisti che vanno via che qui nessuno è pagato per pulire tutti i giorni, ma serve l'impegno e il rispetto di tutti.

La Baia è un posto dove da sempre ci si sente parte di una comunità, una comunità civile, tollerante, ospitale. E' uno dei luoghi-simbolo che fanno la storia di un territorio e delle persone che lo abitano, o che ci passano anche solo per pochi giorni.

Una delle calette è stata già da qualche anno data in concessione a privati con ombrelloni e sdraio a pagamento. Gli ombrelloni e le sdraio vengono rimossi a fine stagione, ma durante l’estate moltissimo spazio è tolto alle persone, anche quando gli ombrelloni dello stabilimento sono vuoti.

Sulla caletta a nord è stato dato inizio alla costruzione di una nuova struttura. La protesta della gente a difesa della Baia e della propria libertà di usufruire della spiaggia ha portato a numerose iniziative ed all’apertura di questo blog.

Non siamo contro lo sviluppo economico del Salento, né contro la libera imprenditoria. Crediamo però che l’una e l’altra cosa vadano fatte nel rispetto assoluto dell’ambiente. La costa otrantina, ed in particolare la zona protetta dei Laghi Alimini, hanno dato già tanto alle esigenze del turismo, al costo di pinete ridotte e spiagge recintate, e non sono in grado di sopportare ulteriori concessioni.

Siamo per la valorizzazione del nostro territorio, non per il suo sfruttamento.

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