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RASSEGNA STAMPA


30 aprile 2006

SE LA DEMOCRAZIA VIAGGIA NEL BLOG

editoriale in prima pagina da "Paese Nuovo" (quotidiano leccese) del 30 aprile 2006

"Baia dei Turchi - Se la democrazia viaggia nel blog"
di Pino Sparro

Come cittadino e come lettore/acquirente di Paese nuovo ho il dovere di ringraziarvi per lo spazio e la rilevanza che avete dato alla baia dei turchi di Otranto.

In un momento in cui i concetti di bene pubblico, di beni comuni, di convivenza civile, di salvaguardia dell’ambiente, di partecipazione dei cittadini, sembrano sempre più vaghi e vuoti perché genericamente e ipocritamente affermati da tutti, abbiamo avuto invece un esempio che gli stesi concetti possono essere riempiti di significati profondi.

Non è la prima volta che questo accade, e periodicamente nella nostra terra gruppi di cittadini, o stanchi o indignati o allarmati per certe situazioni, prendono in mano le cose e costringono, letteralmente costringono, amministratori e politici a darsi una mossa.

Questa volta però ci sono due aspetti da sottolineare, a mio parere.

Il primo, la novità del mezzo usato dai cittadini.

Non si sono rivolti al politico per l’interrogazione parlamentare, non hanno scritto ai giornali per segnalare e lamentarsi, non hanno deciso di riunirsi in comitati ed assemblee per decidere cosa fare… Non che queste cose non siano utili e giuste. Ma hanno deciso un’altra strada. Quella consentita dalla telematica, dalla rivoluzione digitale. Dimostrando che si aprono vie nuove per la partecipazione e per l’espressione della cittadinanza. Con dimensioni e significati imprevedibili.

Cosa è successo infatti? E’ successo che qualche giornale ha cominciato a parlare della costruzione di uno stabilimento balneare alla baia dei turchi. Si è saputo dalla stampa di un sequestro di pezzi di macchia. Si è saputo che qualche associazione ambientalista stava vedendo cosa fare. E quindi alcuni ragazzi sono andati sul posto, hanno fatto delle foto digitali, le hanno immediatamente mandate ad amici, e a qualcuno è venuto in mente di proporre una cosa: chiediamo subito al presidente Vendola, all’assessore regionale al demanio e al sindaco di Otranto, di intervenire. Ma non lo chiediamo solo noi, invitiamo a chiederlo tutti i nostri amici possibili e immaginabili.

Qui entra in scena il meccanismo del blog. Tutti, anzi molti, o alcuni, conoscono il blog di Beppe Grillo. Pochi da noi sanno che c’è tutto un mondo, chiamato appunto mondo blog, o blog-sfera, costituito da migliaia e migliaia di persone che curano un proprio blog. Una specie di diario aperto a tutti, dove scrivi quel che vuoi, e tutto il mondo può leggerti, e se vuole tutto il mondo può commentarti, e se vuoi tu puoi rispondere a tutto il mondo… Ovviamente si creano delle reti più stabili di amici – lettori – commentatori. Possono nascere conoscenze, amicizie, scambi, discussioni, litigi, approfondimenti su temi diversi, divertimenti… Anche qui da noi questo fenomeno sta prendendo sempre più piede, e ormai non ci sono più soltanto i primi storici iniziatori.

Da un anno esatto anche io curo un mio blog. In questa circostanza è stato quindi naturale usare la mia piccolissima rete di amici di blog per chiedere interventi in favore della baia. Ma contemporaneamente accanto a me si sono attivati alla grande i ragazzi che mi avevano mandato le prime foto. Abbiamo formulato un breve testo, chiaro e forte, da inviare via mail ai politici. Poi i ragazzi hanno immediatamente creato un apposito blog (ci vuole un minuto !) con le foto per far vedere come era la baia e come vorrebbero ridurla, e la rete si è messa in movimento. Ogni amico di blog a sua volta ha diffuso la notizia e la richiesta nel proprio blog e ai propri amici. Abbiamo avuto contatti da varie parti d’Italia e di Europa (le amicizie dei ragazzi e l’amore per il Salento sono ormai senza confini…). Ci hanno chiamato esperti ambientalisti e giornalisti/bloggers per chiederci approfondimenti, per suggerirci cosa fare, le leggi da utilizzare…

Poi è successo il miracolo, roba da non crederci. Un politico, un assessore regionale (una persona particolare, in verità, perché viene dalla scuola di don Tonino Bello…), ha ricevuto le numerosissime mail, ha visto le segnalazioni sul blog, ha deciso di intervenire, e ha addirittura risposto alle mail ! Il tutto è avvenuto nel giro di 24 ore! Vi sembra una cosa da poco? E’ la prova che i politici devono attrezzarsi per utilizzare questi nuovi strumenti di comunicazione. E che i cittadini devono sapere che hanno in mano un nuovo mezzo per comunicare e far valere la propria cittadinanza.

Sono convinto che il problema della baia dei turchi sia ancora sostanzialmente irrisolto, come il problema di tutte le nostre coste. Ma continueremo a farci sentire, a vigilare, come è nostro dovere di cittadini, perché il mare e le spiagge e gli scogli siano considerati e trattati come beni comuni, di cui possiamo godere. E aspettiamo ancora le risposte di Vendola, le risposte dell’assessore all’ecologia, le risposte dei consiglieri regionali interessati. Hanno tutti ricevuto tante mail. Le leggeranno?

Accennavo all’inizio a due aspetti da sottolineare. Il secondo riguarda il sostanziale addormentamento e burocratizzazione delle associazioni ambientaliste locali, che costringe i cittadini a muoversi da soli. Ne parleremo un’altra volta.




permalink | inviato da il 30/4/2006 alle 12:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 aprile 2006

da PAESE NUOVO

ECCO GLI ARTICOLI SULLA QUESTIONE "BAIA DEI TURCHI"  PUBBLICATI  OGGI SU
PAESE NUOVO (quotidiano leccese)


Il Salento in rivolta per difendere i suoi tesori. Questa volta si tratta della Baia dei Turchi, dove, per un’attvità di balneazione, sono state sbancate le dune e una strada è stata sovrapposta alla macchia mediterranea. Una storia di carte bollate, dove il Tar ha dato ragione alla società che vuole distruggere la spiaggia otrantina contro il parere del Comune che non ha concesso licenza edilizia. L’assessore regionale al Demanio, Minervini, ha bloccato tutti i lavori.

Baia dei Turchi, scempio di carte bollate

 

La sentenza del Tar ha dato licenza di costruire sulla spiaggia. La Regione ferma i lavori

 

Uno scempio facile da perpetuare, quello che sta avvenendo su una delle tre spiagge di Baia dei Turchi.

Ma questa volta c’è un lieto fine: la Regione, il suo assessorato al Demanio, bloccato tutto  efa decadere la concessione balneare, nelle ultime ore di ieri (vedi articolo in basso).

Si tratta di una struttura ricettiva per la balneazione che dovrebbe essere rimovibile con facilità appena l’estate finisce e gli ultimi turisti abbandonano il mare, costruita a pochi metri dalla riva. A causa della quale ora si stanno scavando, all’ombra delle dune spinose, delle enormi buca per interrare i grandi serbatoti per l’acqua, su cui impiantare l’intera struttura. Cosa peggiore, c’è un potente (e prezioso) filtro naturale fatto di bosco, macchia mediterranea e dune cespugliose che proteggono tutta la fascia di sabbia e mare dal mondo che c’è alle spalle, dalla strada litoranea, dalle macchine, dal caos, questo filtro è stato tagliato a metà per fare passare la strada necessaria a portare i materiali sul luogo dove costruire la struttura stagionale.  

La macchia è stata tagliata e, in contemporanea, per far avanzare la strada dritto fino alla spiaggia e quindi superare le dune, si stanno costruendo dei terrapieni gettando la ghiaia sopra la macchia per superare il dislivello delle dune stesse. Bisogna andarci, e non è semplice d’inverno, perché non esistono strade. Solo d’estate succede che i proprietari che hanno casa in mezzo a quel filtro bellissimo lasciano passare le macchine, poi c’è un piccolo parcheggio e bisogna proseguire a piedi. Ora, il percorso lo si può fare solo a piedi.

Siamo nel feudo di Otranto, qualche chilometro più a Nord, andando in direzione degli Alimini, lì c’è la Baia dei Turchi, nome folcloristico, che sa di turistico, perché cerca di evocare la famosa calata dei turchi a Otranto cinquecento anni fa, uno dei richiami per i turisti, appunto. Vero è che appena più all’interno c’è la vecchia masseria che tutti chiamano Li Turchi da sempre.

Il nome vero, il toponimo affibbiato dai locali è porticelli. Come ce ne sono tanti da quelle parti, perché sono le baie naturali che fungevano da piccoli porti per i pescatori, se c’era mareggiata per tenere a riparo le barche e tornare a piedi in paese. Poco prima, più vicino ad Otranto c’è un’altra insenatura più famosa e più netta perché tagliata, dalla natura, nella roccia, occupata quasi trent’anni fa dal club Mediterraneè.

Bisogna andare per vedere di persona quanto sia bello e selvaggio questo tratto di costa, o di terra (c’è l’imbarazzo della scelta perché la macchia ti può attrarre con odori sensuali e multipli, così come il mare che ha, ora, un colore da struggimento), e per vedere l’effetto che fanno le fosse scavate con dentro gli enormi e azzurri serbatoi dell’acqua.

E quella pista, che si appoggia sulle dune e sulla macchia con prepotenza, come quando ad un barbiere distratto, o dispettoso, è scappata di mano la macchinetta per rapare i capelli. E, se tutto questo succede su una bella chioma folta, da fare invidia, la striscia di pelata come un’autostrada, in mezzo ai capelli, farebbe impressione a chiunque, è probabile anche agli stessi proprietari della struttutura balneare. Questa è la strada tra la macchia.

Si diceva che è uno scempio facile da perpetuare, perchè la normativa che regolamenta lo sfruttamento delle coste (perchè di questo si tratta) è ancora in una fase di indeterminatezza.  Così quello che sta succedendo a Otranto, sta succedendo un pò ovunque per il Salento, e non da oggi. Da circa tre anni, infatti, le concessioni per gli impianti di balneazione vengono rilasciate dalla Regione senza passare attraverso la cosultazione dei Comuni, che avrebbero migliore contezza (anche se non sempre questa è una garanzia di tutela) dello stato dei luoghi. In attesa dell’approvazione del Piano Coste che deve redigere la Regione, i Comuni (qualora fossero intenzionati) hanno poche armi per fermare la pioggia di concessioni, e, soprattutto, la pioggia di ricorsi.

Nel caso di Otranto, l’amministrazione comunale non aveva rilasciato la concessione edilizia alla società che vuole mettere il suo baretto, le sdraio e gli ombrelloni in uno dei luoghi più belli e nascosti della costa, al contrario della Regione che circa tre anni fa aveva rilasciato la sua di autorizzazione. Come semrpe accade nella terra degli avvocati per eccellenza, la società fa ricorso al Tar, e quest’ultimo decide che il ritardo della burocrazia amministrativa nell’approvare le leggi regionali, non può essere di impedimento al proseguimento delle attività economiche.

Et Voilat, le carte bollate hanno vinto, per ora. Almeno, fino all’intervento della Regione.

“La nostra legge sulle modalità di stesura del Piano Coste è una vera rivoluzione copernicana”, dice Michele Loffredo, dirigente regionale del settore Demanio, uno dei redattori del citato Piano, “perchè, se prima la Regione redigeva il suo Piano Coste semplicemente facendo un’operazione di assemblaggio di tutti i Piani che ogni comune faceva per sé, con questa nuova legge avverrà il contrario. La Regione farà prima il suo, ha affidato il compito al Politecnico di Bari, a quel punto i Comuni dovranno redigere o modellare il proprio all’interno della griglia già stabilita. Questo significa dare una certa omogeneità di salvaguardia al territorio, perchè se c’è un’area protetta, dieci metri più in là non si rilascia nessuna autorizzazione ad alcunché”.

Ma per il Piano Coste bisogna aspettare ancora un anno, almeno. La legge sarà approvata dal consiglio regionale a breve, poi il Politecnico di Bari ha un anno a disposizione per redigerlo. Nel frattempo, cosa si può fare?

“Serve una decisione politica forte e precisa da parte della Regione”, dice Elio Paiano di Legambiente Otranto, “basterebbe fare una moratoria per un anno, così come è stato con l’eolico. Per un anno non si danno nuove concessioni balneari a nessuno, tanto non ci sono danni economici per nessuno visto che l’attività è ancora da cominciare, devono solo attendre un anno. Solo così sarà possibile evitare tutte le carte bollate e i ricorsi al Tar”. 

Anche la sezione regionale dei Verdi, corsa subito in aiuto dello scempio di Baia dei Turchi, suggersice una possibile soluzione per il caso di Otranto. “Una soluzione praticabile potrebbe essere quella di bloccare la concessione della baia”, dicono, “ chiedendo la verifica dell’incidenza ambientale, in quanto si tratta di un sito di interesse comunitario”. Ma, non avevano fatto ancora i conti con la determinazione dell’assessore regionale al Demanio, Minervini.

Ada Martella

 




Intervista all'assessore regionale al demanio 

Minervini: “Decade la concessione, si blocca tutto”

 

L’assessore regionale al Demanio, Trasparenza e Cittadinanza Attiva, Guglielmo Minervini, quello della rivoluzione copernicana per quanto riguarda la legge sulla stesura del Piano Coste, è assai contento di tutta l’agitazione che sta accompagnando la denuncia dello scempio alla Baia dei Turchi.

“Ho saputo solo oggi (ieri per chi legge) e da poche ore quello che è successo ad Otranto”, spiega l’assessore regionale, “e sono molto contento che tanti cittadini si siano messi in rivolta per salvare un tratto di costa così prezioso e selvaggio”.

Cosa può fare la Regione, il suo assessorato?

“Non conosco nei dettagli la questione. Ma ho predisposto che l’Ufficio Controlli del Demanio vada sul luogo”, risponde Minervini, “Deve, innanzitutto accertarsi del tipo di danno prodotto alle dune e alle macchia. Poi, dovrà acquisire tutto l’incartamento della società che ha iniziato i lavori per la sistemzaione di un’attività balneare”.

Quindi, la Regione può bloccare i lavori?

“Come dicevo, non conosco la sentenza del Tar che ha permesso alla società di proseguire i lavori, malgrado la mancata concessione edilizia da parte del Comune di Otranto. Ma, dalle foto viste sul blog creato da chi ha lanciato l’allarme, e da quello che mi hanno riferito, sono state fatti degli sbancamenti alle dune e altri pesanti lavori che hanno già trasformato il paesaggio circostante. Tutto questo è illegale nella maniera più assoluta. Perché, la legge non consente di operare modifiche all’aspetto del paesaggio, a maggior ragione quando si tratta di creare strutture leggere, del tipo amovibile, come deve essere nel caso di baia dei Turchi”.

Allora, la spiaggia è salva?

La Regione è l’unico ente che può rilasciare le concessioni balneari. Ed è, altresì, l’unico che può toglierle, lì dove si vengono a verificare casi di abuso sul paesaggio”.

Come si può evitare, in attesa del Piano Coste “rivoluzionario”, ad evitare che in tutto il Salento, ma si presume anche nel resto della costa pugliese, possano proliferare stabilimenti come quello della Baia dei Turchi? C’è tutta la zona del Basso Salento, dove questi abusi crescono come funghi nel silenzio delle amministrazioni assenti.

“Nel disegno di legge che stiamo per approvare è prevista una sorta di moratoria, per cui non si potranno più dare nuove concessioni, ma solo riconfermare le vecchie attività. Almeno per un anno”.

E’prorpio quello che auspicava Legambiente di Otranto.

“Siamo abituati a lavorare di concerto con le associazioni ambientaliste. E’ con loro che abbiamo deciso di vagliare tutte nuove richieste di concessioni balneari. Sono loro, assieme ai singoli cittadini, che possono aiutarci a scopriere gli scempi che crescono nel silenzio”.

Sembra quasi facile, vedi lo scempio, chiami l’ufficio del Demanio e partono i controlli. (a.mar.)

 


 

“Vittoria!”

I bloggers festeggiano

 

La voce corre, velocissima, di blog in blog, via email, fino in piazza, nelle strade, fra le associazioni e nelle sedi di partito: “Stanno distruggendo la Baia dei Turchi”, e lo sdegno si esprime con un post, la causa si può sostenere anche semplicemente con un click, invitando amici conoscenti e nemici a visitare il blog della protesta: “baiadeiturchi.ilcannocchiale.it”. In poco tempo sono decine i messaggi di sdegno per quanto sta accadendo a Otranto, le foto fanno rabbrividire non solo gli ambientalisti, ma anche chi, semplicemente, in quella spiaggia ci è stato, magari una sola volta, da turista e la ricorda in tutta la sua selvaggia bellezza.

Basta poco perchè dal popolo dei bloggers il messaggio raggiunga anche chi ha il potere di intervenire per stroncare la devastazione, e così anche il senatore Maritati, così come tanti utenti della rete, scrive al presidente Vendola: “Sollecitato da moltissimi cittadini, non solo pugliesi e salentini, chiedo il suo immediato e decisivo intervento per bloccare la devastazione della baia dei turchi(...) le foto che ho visto sul web - scrive ancora Maritati - e le notizie che ho ricevuto, mi spingono ad insistere nel chiederle un intervento rapido ed efficace, utilizzando tutti i poteri che la legge le conferisce”.

Su “baiadeiturchi.ilcannocchiale.it”, intanto, il dibattito si fa acceso, tutti sono invitati a collaborare per diffondere la notizia e allargare la protesta. Qualcuno pensa anche al sabotaggio dei lavori, ma viene subito emarginato dagli altri bloggers, altri propongono di stampare dei manifesti informativi da affigere in tutti i locali possibili.

C’è poi chi vorrebbe estendere la protesta ad altri casi di deturpazione della costa come Manuela, che scrive: “Perchè solo la baia dei turchi? Non vogliamo salvare anche la grotta monaca, le orte ecc?”

“Certo che bisogna salvare il Salento tutto intero dalla riminizzazione forzata degli ultimi tempi- rilancia Riccardo - e non solo per noi salentini che questa terra amiamo, ma per chi da anni sceglie questi posti perchè ancora puri, vergini selvaggi”. Marianna dice “Ci mangeranno tutto, ma noi proviamo a difenderci”.

I commenti, al grido di “Salviamo la baia”, sono tanti, e tra questi c’è anche chi non vuole essere strumentalizzato, come Piero Siffiero, che scrive: “E’ importante in questo momento non accettare proposte di protagonismo da parte di chi vuole fare apparire il suo nome per una causa e figurare uomo sensibile e amante della natura...aprite gli occhi perchè adesso cominciano a interessarsi in molti”.  Poi, in tarda serata, arriva la notizia che si aspettava, direttamente dall’Assessore al Demanio: i lavori sono stati bloccati e la concessione decade. “Abbiamo vinto, si legge sul blog, ma dobbiamo continuare a seguire la questione da vicino (...) questo blog e la mobilitazione popolare ci hanno dimostrato che possiamo incidere.

S.M.






permalink | inviato da il 29/4/2006 alle 21:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


28 aprile 2006

la notizia si espande

Cari amiche e amici,
 oltre a ricordarvi che chiunque abbia informazioni che vuole mettere a disposizione può mandare una mail e l’articolo verrà pubblicato direttamente come post, e non come commento, vi comunico che anche l’ansa ha battuto la notizia, che vi riporto qui di seguito.

 

REGIONE: PUGLIA; VERDI, SALVARE BAIA DEI TURCHI A OTRANTO

(ANSA) - BARI, 28 APR - Il gruppo dei Verdi della Regione

Puglia lancia un appello per bloccare «la devastazione,

purtroppo già in atto, della baia dei turchi sulla costa di

Otranto». E’ una baia - informa una nota dei Verdi - con tre

piccole insenature, tre spiaggette a ridosso delle dune e della

macchia mediterranea, quasi inaccessibile se non per gli amanti

della natura disposti a qualche sacrificio per raggiungere un

luogo, per fortuna, fino a non molti anni fa inaccessibile alle

macchine ed ai conseguenti mega-parcheggi, bar con musica a

tutto volume e tutti gli accessori di rito.

«La sua bellezza - si evidenzia - era data dalla selvaggia

semplicità, l’assenza di ogni segno di modernità: pace

assoluta, e mare da sogno. Adesso la stanno distruggendo. Da

qualche anno, infatti, è in atto il tentativo di organizzare un

piccolo (per ora) stabilimento, con ombrelloni, sdraio,

teoricamente rimovibili in qualsiasi momento». «Di fatto

però, - si legge - stanno aprendo una strada nella macchia, per

giungere allo stabilimento, versando ghiaia sulla macchia

circostante e stanno costruendo in modo tale da superare il

livello delle dune cespugliose». «Le vie dell’abuso e della

distruzione ambientale sono infinite, pare infatti che pur

avendo il Comune di Otranto già redatto il suo piano delle

coste, è circondato da altri comuni costieri che a tutt’oggi -

sostengono i Verdi - sono privi dei piani costieri rendendo

così difficile l’applicazione delle leggi regionali». «Una

soluzione praticabile - si conclude - potrebbe essere quella di

bloccare la concessione della baia chiedendo la verifica

dell’incidenza ambientale, in quanto si tratta di un sito di

interesse comunitario».(ANSA).

COM-AME/BRF




permalink | inviato da il 28/4/2006 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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NUMERI UTILI (per segnalazioni,ecc.)

800-085898 - Numero verde contro i reati ambientali. Il call center risponde dalle 8.00 alle 20.00 di tutti i giorni (festivi compresi) del periodo compreso tra 1° luglio ed il 30 settembre.

0836-801735 - Vigili Urbani del comune di Otranto

115 - Vigili del Fuoco (pronto intervento in caso di incendio)

1515 - Corpo Forestale (Emergenza ambientale)

06-4741360 - Numero di emergenza antincendi per denunciare i piromani


scriveteci e mandate le vostre foto su

baiadeiturchi@yahoo.it


La Baia dei Turchi è stata inserita nel 2007 e nel 2008 dal Fondo per l'Ambiente Italiano tra i 100 luoghi da salvare


***

La Baia dei Turchi, poco a nord di Otranto, è una delle poche spiagge del Salento ancora incontaminate. È una piccola insenatura di sabbia finissima, circondata da una parete di roccia calcarea, che una fascia di pineta e macchia mediterranea ha protetto per anni dall'invasione del turismo di massa. Per arrivarci è necessario inoltrarsi a piedi nelle pinete, immersi nella natura e nel fragore del canto estivo delle cicale.

L’acqua è cristallina, ed i venti di tramontana regalano un cielo di un blu intenso, e spesso consentono di vedere i monti della vicina Albania.

La Baia dei Turchi è un luogo al quale sono affezionate tantissime persone, salentine e non, che vengono qui da anni ad approfittare di questa spiaggia incontaminata, rispettando profondamente il luogo ed il diritto delle altre persone a venire ed a trovare la spiaggia sempre libera e pulita.

In questa spiaggia, per anni, chiunque sia venuto ha avuto la libertà di passare qualche ora in un luogo splendido, senza balli di gruppo, senza bar, senza moto d’acqua, senza ombrelloni a pagamento, senza sdraio private aperte (anche se vuote), senza recinti. Chi vuole tutto questo, lo trova appena 500 metri più a nord, dove inizia la spiaggia più ampia del Salento colpevolmente trattata come inutile imitazione della riviera romagnola.

Sulla Baia si gioca liberamente a pallone, si suonano chitarre, si corre e ci si diverte, e questa libertà non è limitata da cartelli minacciosi o da pretese di turisti isterici, ma solo dalla responsabilità e dal rispetto delle persone.

E' un luogo che chi frequenta da anni ama come se fosse proprio: prima di andare via, quando il sole cala dietro le rocce, si pulisce la spiaggia, si raccolgono le cicche, si spiega ai turisti che vanno via che qui nessuno è pagato per pulire tutti i giorni, ma serve l'impegno e il rispetto di tutti.

La Baia è un posto dove da sempre ci si sente parte di una comunità, una comunità civile, tollerante, ospitale. E' uno dei luoghi-simbolo che fanno la storia di un territorio e delle persone che lo abitano, o che ci passano anche solo per pochi giorni.

Una delle calette è stata già da qualche anno data in concessione a privati con ombrelloni e sdraio a pagamento. Gli ombrelloni e le sdraio vengono rimossi a fine stagione, ma durante l’estate moltissimo spazio è tolto alle persone, anche quando gli ombrelloni dello stabilimento sono vuoti.

Sulla caletta a nord è stato dato inizio alla costruzione di una nuova struttura. La protesta della gente a difesa della Baia e della propria libertà di usufruire della spiaggia ha portato a numerose iniziative ed all’apertura di questo blog.

Non siamo contro lo sviluppo economico del Salento, né contro la libera imprenditoria. Crediamo però che l’una e l’altra cosa vadano fatte nel rispetto assoluto dell’ambiente. La costa otrantina, ed in particolare la zona protetta dei Laghi Alimini, hanno dato già tanto alle esigenze del turismo, al costo di pinete ridotte e spiagge recintate, e non sono in grado di sopportare ulteriori concessioni.

Siamo per la valorizzazione del nostro territorio, non per il suo sfruttamento.

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