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Don Pasta su Left per la Baia dei Turchi

anche donpasta.selecter, dj salentino, otrantino trapiantato a roma, autore del libro "food sound system", vuole dare il suo personale contributo alla nostra battaglia. ci invia questo articolo che ha scritto per il prossimo numero della rivista "Left", che uscirà nelle edicole venerdì 5 maggio. potrete leggere l'articolo sul nostro blog, su left, sul sito di donpasta http://www.donpasta.com/dinamic/blog.


Spiaggia di cemento, sartù di riso e Waldemar Bastos

A volte angosciato mi domando cosa significhi dare valore ad un luogo.
Guardo Otranto di profilo. Ne osservo le curve bianche, la cattedrale imponente. La percorro senza fretta. Ogni passo si trascina una storia, un movimento, un ricordo.
Maggio è tempo di primi bagni, l’acqua ancora fresca ed un silenzio che fa da eco al posarsi tenue del mare sulla battigia. A piedi costeggio il mare, verso nord.
Entro nella Baia dei Turchi, paradiso caraibico tutelato per secoli dagli scempi. La costa è integra per buona parte, il cemento è poca cosa. Altri luoghi del Salento sono terra di conquista di seconde case e residence pensati come alveari di vacanze a schiera. Qui no. Per intuizione di amministratori saggi e orgogli collettivi, questo paese comprese che un luogo prende valore tanto più non se ne sperperino le sue ricchezze.
Un bagno nell’acqua di cristallo, in una baia selvaggia nascosta da una macchia ostica, è un patrimonio che non ha prezzo.
Sono cresciuto in un luogo dove la conoscenza passava per sottrazione, imparando ad amare e rispettare la terra nuda che accoglieva i miei passi incerti di bimbo e poi adolescente.
Capisco ora che era un arbitrio, una chiara e lungimirante scelta politica quello di preservare la bellezza di un luogo, garantirne l’accesso a chiunque lo volesse.
Sulla spiaggia vedo lavori in corso e provo un sentimento di profonda inquietitudine. Pare vogliano far diventare questo paradiso appannaggio di pochi, che godono a beneficiare privatamente di un luogo come segno di potere, che si porta dietro la privazione di una libertà colletiva.
Ascolto affranto Waldemar Bastos, che lacrima parole in un canto dolce dal sapore amaro.
“O meu sufrimiento, la nostra terra sta morendo”. Penso allora con scoramento a tutte le nuove generazioni che non avranno più in seno quella intima e profonda conoscenza della libertà, data dallo scorrazzare per spiaggie e campagne, senza un cartello che indichi un divieto d’accesso a te e la tua bicicletta.
Sento violati i ricordi dei miei anni giovani, quando per tuffarmi nel mare più bello di Otranto entravo nella macchia, accolto da un concerto di cicale e sulla destra da grandi tavolate di famiglie intere con il loro sartù di riso, il vino e le angurie. Le loro buste di platica abbandonate, che tanto aberravo, erano piccole disaccortezze senza secondi fini, rispetto a questi distruttori
di una natura incontaminata per secoli.
In quanto otrantino e cittadino del mondo, denuncerò il barbaro che deturpa questa spiaggia e l’amministratore che permette e tollera. Con ogni mezzo necessario.

Don Pasta

Pubblicato il 2/5/2006 alle 15.36 nella rubrica RASSEGNA STAMPA.

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