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SIAMO CADUTI NELLA TRAPPOLA ?


riportiamo un intervento che Pino Sparro ha inviato a PAESE NUOVO in risposta agli articoli di Carla Petrachi (post precedente)


Ci siamo arrivati. I cittadini cadono sempre nella trappola.

Le leggi e le normative e i piani e le sigle SB11, LA/1, P3.12, e gli amministratori belli brutti buoni cattivi, e gli imprenditori oh finalmente eccoli qui belli buoni salvifici giovani, comunisti e donne addirittura, e lo sviluppo il turismo i sogni le chiacchiere e voi non sapete quel che sappiamo noi, e chissà quali interessi ci sono dietro, anzi ci sono e tutti li conoscono, e i cittadini sono brutti sporchi cattivi, e i ragazzi delle elementari e delle medie ma anche l’alberghiero stiamo con la coscienza a posto hanno fatto tutti per bene i temini e i cartelloni e le mostre e i concorsi sul mare la natura la flora la fauna la storia oh, sì l’ecologia l’ambiente va protetto noi lo amiamo gli uccellini e togliamo una volta all’anno a volte anche due le porcherie dalle spiagge…

Ci sono tutti gli ingredienti classici, più quelli nuovi nuovissimi aggiornati, political correct, per far cadere nella trappola i cittadini. Ingenui, o forse maliziosi, e comunque, ecco anche la parola magica, pericolosissima, i nemici dello sviluppo e del progresso: “ambientalisti”! Che si oppongono nientedimeno che all’altra parola magica, “impresa”! E il cerchio si chiude.

Potrei dire che a me personalmente frega niente di tutte queste cose. Godo delle spiagge e del mare libero, sto attento a non sporcare, ho insegnato ai miei figli a fare altrettanto. Non ho mai avuto bisogno di intrupparmi in qualche categoria per tentare di vivere la mia terra. Ho combattuto le mie battaglie, insieme ad altri, ne ho perse molte, ne ho vinte alcune. Una volta c’erano anche i pretori a tutelare il territorio, dalla parte dei cittadini. Grazie a quelle battaglie (erano tempi in cui facevi un giornalino e il consigliere ti aggrediva in pubblico perché avevi riportato il suo nome all’interno della cronaca del consiglio comunale…) molti otrantini hanno capito di aver avuto in sorte non solo una gallina dalle uova d’oro, ma anche un ambiente e una natura da conservare. Il territorio di Otranto adesso è quello che è, sotto gli occhi di tutti. Meravigliose spiagge attrezzate. Villaggi turistici non eccessivamente invasivi. Strade non invasive (anche se quei ponti restano orrendi). Ma gli assalti famelici, anche di qualcuno travestito da agnellino, continuano. E gli assalti vengono anche dall’interno dell’amministrazione comunale, perché no?. Che tutti i nodi stiano lì lo potevamo immaginare. Che l’amministrazione di questi anni stia svendendo il territorio è più che una paura. Che molti otrantini facciano finta di non vedere e non sentire è più che una certezza. Chi può giurare che non ci stiano scippando anche la baia dell’Orte?

Ho parzialmente superato con gli anni alcune remore dolorose. Ero cresciuto con il mare e la spiaggia quasi dentro casa. Ho cominciato a fare casino, inutilmente, quando agli inizi degli anni ’70 hanno messo un vigilante armato a proteggere l’ingresso della spiaggia del Miramare nel cuore di Otranto (appena trovo la foto ve la faccio vedere). Non sono andato più in quella spiaggia di casa per moltissimi anni. Son tornato per farci crescere in estate i miei ragazzi, lì dov’ero cresciuto io. Ho pagato per farmi il bagno e stare sulla nostra sabbia. Poi ho smesso di nuovo, non ce la facevo più. I ragazzi con i loro amici hanno scoperto presto che il mare e le spiagge e gli scogli sono vivibili solo se sono liberi. E anche io son tornato a godere delle pochissime spiagge libere rimaste. Alla ricerca quotidiana di angoli nuovi e salutari…. Non solo io: eravamo, siamo sempre in molti a cercare e vivere questi luoghi. Con una sorpresa: sono sempre pieni di turisti! Lo sapevate che ci sono da noi anche moltissimi turisti che non amano le spiagge alla romagnola? E che vengono da noi perché qui possono trovare le baie dei turchi e le baie dell’orte? E che lo hanno capito anche quelli che cominciano a costruire insediamenti turistici nelle nostre campagne dolci ed aspre?

Non poteva durare. Scopro all’improvviso che ci sono le leggi e le normative e i piani e le sigle SB11, LA/1, P3.12, ecc. ecc. che mi vogliono fottere, ancora una volta. Che mi vogliono convincere che lo sviluppo e il turismo e l’impresa esigono che sia data in concessione anche la baia dei turchi, e chissà quanti altri angoli ancora, nascosti da quelle sigle per noi misteriose…

Quando, sollecitato da ragazzi e amici sparsi per l’Italia, ho dato una mano per impedire la privatizzazione della baia dei turchi, non sapevo e non ho neanche cercato di sapere chi fossero i titolari della concessione. Così come non avevo minimamente dato retta agli amici di Otranto che l’anno scorso mi avevano detto di fare qualcosa perché “gente di Castrignano” si stava impadronendo di tutte le spiagge otrantine, forse con qualche protezione politica (se è così, si svegliassero gli otrantini e le chiedessero loro, avevo risposto).

Ma, sollecitato e consigliato da tecnici ambientali di varie parti d’Italia, conosciuti attraverso il mondo dei blog, ho scoperto altre cose.

Ho scoperto che l’Europa da moltissimi anni combatte una battaglia incredibile e difficilissima per conservare la natura. Per far capire agli uomini voraci che l’equilibrio su cui si basa la nostra vita, e la vita della nostra specie, è delicatissimo. Da anni ci sono leggi, direttive, principi, azioni, fiumi di denaro, per conservare la natura. Alcuni stati, tra cui l’Italia, sono stati sordastri. Ma adesso si sono messi sulla retta via, stanno capendo che è in gioco la nostra sopravvivenza, la sopravvivenza dell’uomo. Finalmente sono stati individuati i Siti di Interesse Comunitario. Noi abbiamo la fortuna di avere nel nostro territorio siti che l’Europa vuole proteggere! La baia dei turchi si trova in uno di questi siti. E anche lo stato italiano, e poi di seguito le regioni, hanno dovuto fare le leggi necessarie, molto rigorose, visto che c’erano in ballo anche molti denari. La direttiva “habitat” del 1992, e il famigerato articolo 6, sono la chiave di volta per la difesa della natura. So bene che siamo abituati a studiare le procedure per vedere come aggirarle…

Ma i principi stavolta sono chiari: “Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell'incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell'opinione pubblica.” (sottolineature mie).

Su questa Direttiva comincia appena a formarsi una giurisprudenza a livello europeo e nazionale. Le scelte europee e della corte di giustizia europea sono sempre più rigorose, per fortuna. Soltanto a metà marzo la regione Puglia ha indicato le procedure per la valutazione di incidenza ambientale. Aumenta lentamente la consapevolezza dei cittadini sulla importanza di conservare il proprio habitat naturale. Addirittura possono essere direttamente interpellati…

Queste cose le conoscevano gli amministratori di Otranto quando hanno fatto le loro pianificazioni?

E l’assessorato regionale all’ecologia è estremamente rigoroso nelle valutazioni di incidenza ambientale?

Che cosa curiosa, in fondo, che i cittadini chiedano e pretendano di fare i cittadini, no?

Cari bravi giornalisti, sapete che i miei figli vanno in giro a conoscere tanti luoghi belli in tutta Europa, e non hanno mai visto la baia di Santo Stefano, uno degli angoli più belli di tutto il Salento? Sapete dov’è? Appena più a sud della baia dei turchi. Non ho mai potuto fargliela vedere. Quando loro sono nati, era già del Club Mediterranèe. Sarò stupido, ma è più forte di me, non ci sono mai andato da quando esiste il Club. Sono contento per il benessere economico arrecato a tanti miei concittadini. Ma semplicemente non tollero di dover chiedere il permesso per ammirare una insenatura che ci appartiene. Semplicemente vorrei che restasse nel Salento almeno qualche angolo di spiaggia o di scoglio dove poter stendere liberamente un telo e fare un bagno in santa pace. Senza bisogno di chioschi disegnati da Legambiente. Magari con servizi ecologici sistemati accanto ai parcheggi, lontani dai boschetti e dalla macchia selvatica.

E se il vero progresso e il vero sviluppo consistesse nel dare in concessione a tutti i cittadini le baie dei turchi ancora rimaste libere?

(è ancora senza risposta la domanda: cosa ne pensa il presidente della regione?).

                                                                                Pino Sparro


Pubblicato il 5/5/2006 alle 16.40 nella rubrica RASSEGNA STAMPA.

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