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da DANIELE DE MICHELE aka DONPASTA

Abbiamo fatto un passo in avanti grazie alla sensibilità comune che pare non sia sopita. Ricordo ancora la mia frustrazione da adolescente davanti all’indifferenza generale, quando fummo costretti da un concessionario particolarmente invadente ed invasivo a non poter più mettere piede nella parte di spiaggia degli Alimini denominata la “nave”, un tempo libera. Ricordo bene come, con il passare dagli anni, quella piccola costruzione occupò buona parte della spiaggia. Ricordo anche molto bene come la strada che arrivava sino al mare, utilizzabile per legge esclusivamente dai mezzi di servizio, veniva aperta in modo tale da permettere a chiunque volesse, di arrivare sino al mare e parcheggiare liberamente nella pineta senza la fatica di dover camminare dieci minuti a piedi nella macchia. Questa volta non è successo e si spera che sia il buon esempio da tenere in mente per chiunque d’ora in poi metta in conto di fare e permettere l’usufrutto indiscriminato di risorse naturali e paesaggistiche rare e dall’equilibrio delicatissimo.
Da questa storia traggo una serie di spunti di riflessione:
- il comune di Otranto aveva decretato la concessione per stabilimenti balneari in quasi tutte le spiagge del comprensorio di sua competenza. Non si parlava in questa amministrazione della volontà di valorizzazione del territorio avendo il rispetto dell’ambiente come volano di un turismo sostenibile?
- la Regione, che ha dimostrato una grande recettività di fronte ai nostri allarmi, ha predisposto un piano costiero regionale che tuteli gli interessi di tutti, cittadini ed operatori turistici. Ho però alcuni dubbi sul metodo.
Mi pongo una serie di quesiti. Sono sufficienti delle concertazioni istituzionali che tengano esclusivamente conto solo dell’opinione di attori portatori di interessi specifici (organizzazioni ambientali comprese)? E’ corretto giungere a decisioni inerenti l’utilizzo, a fini economici, di risorse ambientali rare, di interesse generale e, soprattutto, incidenti in modo definitivo sull’equilibrio ambientale senza che ci sia prima una consultazione o quanto meno una pubblicizzazione di tali decisioni?
Mi permetto alla luce di queste domande di fare una serie di riflessioni che vi sottopongo:
1) Il movimento nato per contestare la decisione di concedere la concessione alla baia dei turchi, spontaneo, forte e di massa, di singoli cittadini non appartenenti a partiti, associazioni ambientali, operatori turistici evidenzia una carenza di partecipazione democratica nelle scelte politiche e strategiche ma soprattutto evidenzia una difficoltà da parte della politica di saper interpretare le esigenze dei cittadini oltre che di soddisfare interessi economici parziali;
2) Che significa dare una concessione, anche sottoposta a vincoli
rigidissimi, in una spiaggia come la Baia dei turchi? Mi auguro e mi augurerei che nell’interesse di tutti, operatori turistici compresi, una Regione che abbia a cuore l’interesse prioritario per l’ambiente non abbia piuttosto pensato di proteggere da qualsiasi tipo di insediamento questa spiaggia, che resta una delle poche perle ancora tutelate in salento. Ritengo legittimo sperare che l’unica soluzione sia una riserva naturale, come Porto Selvaggio;
3) La proprietaria della concessione ha dichiarato ufficialmente di voler porre nel suo progetto una grande attenzione nei confronti dell’ambiente. Non mi pare donna di grande coerenza. Due enormi silos in plastica sono stati piantati sotto diversi metri di spiaggia e velocemente coperti. Non mi sembrano un buon viatico per un progetto di imprenditoria sostenibile a livello ambientale;
4)Alcune persone hanno espresso legittimamene il loro pensiero su una dea di sviluppo del territorio che diverge dalla nostra. Ci dicono che è nconcepibile che una spiaggia sia sfornita di servizi, di un bar. Prendo atto. Si osserva da varie parti che permettere l’usufrutto della Baia a chiunque, determina un incremento della sporcizia ed un deterioramento della pineta. E’ nel modo più assoluto compito del Comune prendersi cura quotidianamente, sull’intero suo comprensorio, del proprio territorio, con un servizio efficiente di pulizia e di organizzazione della raccolta dei rifiuti. Sarebbe una buona occasione per finanziare, con parte del patrimonio derivate dalle laute multe, una cooperativa di giovani che si occupino della pulizia di queste spiagge.
5) Infine, penso che sia inconfutabile che il successo turistico del Salento è derivato dalla salvaguardia della bellezza delle sue risorse (la pulizia del mare, piccole spiagge incantate, il libero accesso a tutte le spiagge). Questo diverso modello economico e di sviluppo più consono ai tempi moderni, non impostato su un turismo di massa (evidentemente in crisi peraltro), dove l’uso di qualsiasi risorsa permette la determinazione di un business, è evidentemente risultato il volano turistico e commerciale per questa terra, che sino a pochi anni fa non destava altrettanto interesse. La morfologia del territorio, le strutture disponibili, la caratteristica della costa non permettono una crescita indiscriminata del turismo. La distruzione dei pochi luoghi ancora preservati in Salento determinerà la fine di quel modello di sviluppo e, a mio avviso, la disillusione del target turistico di riferimento. Pare il paradosso di Zenone, con buona pace di chi in questa terra vuole fare soldi, tanti e subito, senza porsi la domanda di cosa accadrà in futuro.
Scoprirà, forse, che una politica più oculata avrebbe permesso maggiori e più durature rendite economiche.
Donpasta.selecter

Pubblicato il 10/5/2006 alle 10.38 nella rubrica RASSEGNA STAMPA.

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